Garibaldi, il mito (e lo scandalo del nudo) in mostra

Monumento equestre di Garibaldi di Hop-Frog, da flickr
Nei giorni scorsi si sono inaugurate ben cinque mostre dedicate ai diversi aspetti del fenomeno culturale che è fiorito nei duecento anni dalla nascita dell’”Eroe dei due mondi” (e il sito ufficiale della manifestazione, garibaldiilmito.it, è un buon strumento per cominciare ad orientarsi tra le iniziative e progettare le varie visite).

Dopo aver affrontato a Palazzo Ducale, con spirito di sacrificio, i discorsi ufficiali e quattro (quattro!) inni patriottici d’epoca, cantati dagli Januenses Academici Cantores, Circospetto! si è arreso al freddo e ha abbandonato la coda dei molti genovesi venuti per l’anteprima della mostra Da Lega a Guttuso.

Il giorno seguente, invece, si è aperta alla Galleria d’arte moderna la mostra Da Rodin a D’Annunzio, che illustra il clima artistico che ha portato al famoso monumento a Garibaldi eretto a Quarto (dei Mille) nel 1915, l’opera con cui Eugenio Baroni vinse il concorso e che all’epoca scontentò tutti, soprattutto per lo scandaloso (per l’epoca) nudo virile del generale. Una splendida piccola mostra (piena, tra l’altro, di bronzi di Rodin) che è riuscita a ovviare con soluzioni originali e gusto impeccabile ai molti limiti di un edificio nato come villa patrizia, non certo come museo.
Nella vicina Collezione Wolfsoniana, negli spazi ariosi di quella che è stata una scuola media, sono invece raccolte le testimonianze del mito nella cultura popolare, nei media d’epoca e nella propaganda, a partire dai manifesti “d’artista” di primo Novecento a quelli politici delle prime elezioni dell’Italia repubblicana, in cui Garibaldi veniva tirato per la camicia (rossa) dall’una e dall’altra fazione, per arrivare ai fumetti (e persino alle confezioni del chewing gum).



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