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Teatro Carlo Felice, 100% grandi decessi

Posted in eventi, spettacoli by circospetto on 23 novembre 2007

Genova, Teatro Carlo Felice

(…ovvero, vogliamo parlare un po’ dei “compositori che (si) decompongono”?) Nei giorni scorsi, al Teatro Carlo Felice non è andata in scena la prima del Cappello di paglia di Firenze (1955) di Nino Rota a causa di uno sciopero dei coristi e di una parte dei tecnici. La serata, però, ha visto un momento di novità: l’orchestra ha suonato l’ouverture al termine della quale il sindaco Marta Vincenzi, che aveva tentato di mediare tra le parti, ha tenuto un breve discorso. «Questo teatro – sono le parole che riporta Repubblica – è costato tanto a tante generazioni. Ha avuto problemi economici che sembravano irrecuperabili. Ora la situazione si è fatta meno drammatica, ma sappiamo che nel Paese sono in forse molte risorse che dovrebbero essere destinate alla cultura». Eccone un passo più lungo, riferito da Renzo Parodi del Secolo XIX:

Non faccio un discorso antisindacale – ha scandito il sindaco di Genova – ma ritengo sia autolesionistico impedire di andare in scena all’unico spettacolo prodotto dal nostro teatro. Il Carlo Felice semmai deve migliorare la qualità della propria offerta artistica, aumentando le produzioni, varando coproduzioni con altri teatri prestigiosi, diversificando il repertorio. Io vorrei anche riproporre i Balletti, anche se in una sede diversa (da Nervi, ndr). Non c’è altra scelta che migliorare la qualità della spesa, che non è più possibile ridurre ulteriormente, essendo stata già tagliata all’osso; occorre anche migliorare la capacità di attrazione del nostro teatro nei confronti dei nuovi sponsor.

Per scongiurare gli scioperi ci si appella al sostegno della città e ci si impegna per migliorare la qualità del teatro dell’opera. In un articolo sul Secolo del 21 novembre Silvana Zanovello riporta le cifre con cui il Carlo Felice viene sostenuto: per il 2007 hanno contribuito con 15 milioni e 700mila euro lo Stato, un milione la Regione, 2 milioni e 500mila il Comune, 100mila la Provincia, un milione e 100mila la Fondazione Carige, 900mila Finmeccanica, 450mila il Gruppo Iride, 200mila la Compagnia di San Paolo, 650mila altri.

A questo punto si potrebbe avanzare un’altra modesta proposta: se i cittadini per mezzo della “mano pubblica” sostengono, come quest’anno, il Carlo Felice con più di 18 milioni e mezzo di euro, il “diversificare il repertorio” di cui ha parlato il Sindaco potrebbe diventare un vero e proprio indirizzo politico, un patto che conduca il teatro dell’opera a fare attenzione ai compositori e al pubblico di oggi, a mettere per così dire un tetto alla presenza dei morti (per quanto illustri) nel cartellone ed evitare che assomigli a Staglieno?

Radio Dimensione SuonoE qui si spiega il titolo; è sciocco, ma ci divertiva l’idea di richiamare il 100% grandi successi di Radio Dimensione Suono (e poi volevamo citare, in qualche modo, i “Decomposing Composers” dei Monty Python).

Non solo il titolo è scorretto perchè si dovrebbe parlare di compositori deceduti, invece che di decessi, ma anche perchè la presenza di Tan Dun con Tea: a mirror of soul (7 giugno) da sola abbassa il dato al 97.44%. I titoli e le date dell’opera?

I vespri siciliani, musica di Giuseppe Verdi (morto nel 1901)
Il cappello di paglia di Firenze, musica di Nino Rota (mancato nel 1979)
Manon Lescaut, musica di Giacomo Puccini (scomparso nel 1924)
Der Rosenkavalier, musica di Richard Strauss (venuto meno nel 1949)
Il Trovatore, musica di Giuseppe Verdi (idem, 1901)
Werther, in forma di concerto, musica di Jules Massenet (defunto nel 1912)
La sonnambula, musica di Vincenzo Bellini (trapassato nel 1835)
Evgenij Onegin, musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij (deceduto nel 1893)
Tea: a mirror of soul, musica di Tan Dun (nato nel 1957)

Questo è il cartellone 2007-2008, e se fosse stato più lungo avremmo finito i sinonimi. Il vizio dei “grandi deceduti” non è nuovo, ma col passare del tempo ha finito per imporsi. Due grafici – la stagione al Carlo Felice del 1908, a sinistra, paragonata con quella del 2007-8, ci aiutano a vederlo:

graph_1908.jpggraph_2007-8.jpg

La percentuale dei vivi rispetto ai defunti, in confronto a cent’anni fa, si è dunque ridotta dal 50 al 2.56. Per non parlare della stagione inaugurale del Carlo Felice: nel 1828, infatti, i compositori erano tutti vivi. Vogliamo parlare della loro età? Vincenzo Bellini, 27 anni; Gioachino Rossini, 36 anni; Gaetano Donizetti, 31 anni; Francesco Morlacchi, 44 anni. In confronto a loro Tan Dun, 50 anni, l’unico vivo del cartellone di quest’anno, è francamente un po’ attempato.

Cimitero di Staglieno, la Fede di Santo VarniLa musica che oggi consideriamo classica era contemporanea, nel senso che era composta da musicisti contemporanei dei loro ascoltatori e nessuno andava a dire loro, nemmeno a Francesco Morlacchi, “Ah no, caro mio, al giorno d’oggi possiamo mettere in scena solo Galuppi. Anzi, se fossero ancora vivi Caccini e Peri! Solo chi ha inventato l’opera sa come si scrive!”

Se non ci si fa attenzione, il contemporaneo di oggi non può diventare il classico di domani. Facciamo parlare le cronache (in questo caso riportate da Ambrogio Brocca nel Teatro Carlo Felice, 1898): se nel 1828 Bianca e Fernando fu applaudita, Il Barbiere di Siviglia ebbe “dubbiosa accoglienza”, La Regina di Golconda di Donizetti fu “freddamente accolta”, L’Assedio di Corinto di Rossini ebbe “discreto incontro” e il Cristoforo Colombo di Morlacchi “fu applaudito dagli intelligenti”, anche se oggi potremmo non essere d’accordo. Se non si tira qualcosa contro il muro, non si sa cosa potrebbe restarci attaccato.

Una modesta proposta per il “patto con la città” del Teatro dell’Opera, dunque: in cambio di 18 milioni e rotti (chi ragiona ancora in lire moltiplichi per 1936,27), il Carlo Felice s’impegna a mettere un tetto: non più del 75% di compositori morti il primo anno, 50% il secondo e 25% il terzo. Se la Francia riesce a sostenere con efficacia la propria lingua anche nelle canzoni che suona la radio, e gli artisti stranieri per essere trasmessi si affrettano a incidere versioni francesi dei loro brani (con effetti per noi buffi, come nel caso di Tiziano Ferro), allora pensare a un po’ di protezionismo dei vivi nei confronti dei defunti (anche se gli ultimi sono la maggioranza) può non essere inutile

La domanda crea l’offerta, certo qualcosa resterà attaccato al muro nel ricordo dei posteri e se qualcuno volesse segnalarlo al Carlo Felice può farlo anche senza uscire di casa. Non ci aspettiamo subito un’opera come Nixon in China (di John C. Adams, 1987, scritta su commissione) ma certo sulla carta un Craxi a Pechino suona già divertente.

Chissà, se fossero vivi, forse anche i “compositori decomposti” la penserebbero così.

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