Allan Kaprow e le “cose che accadono”: arte come vita come arte


Si è inaugurata al museo d’arte contemporanea di Villa Croce la mostra Allan Kaprow_Art as Life, curata da Stephanie Rosenthal e Eva Meyer-Hermann e realizzata in collaborazione con l’Haus der Kunst di Monaco e il Van Abbemuseum di Eindhoven
È la prima grande retrospettiva dedicata ad Allan Kaprow (1927-2006), uno dei protagonisti della ricerca artistica e pioniere di quella forma d’espressione che abbiamo finito per conoscere come performance. Prevede due appuntamenti europei, Berna e Genova, per essere poi trasferita negli USA, a Los Angeles. Una sezione della mostra, dedicata alla reinvenzione di environment e happening sarà realizzata anche in altri luoghi, pubblici e privati, come l’Accademia Ligustica di Belle Arti, la Facoltà di Architettura, la Loggia della Mercanzia di Piazza Banchi e la Galleria UnimediaModern. Il programma dettagliato è pubblicato su kaprow.org, dove si possono avere informazioni anche sulle performance cui, se si vuole, si può partecipare attivamente, come Metereology (12 dicembre, ore 16):
In una giornata di pioggia i partecipanti partono dal Museo di Villa Croce con un telo di plastica. Un gruppo regge il telo mentre gli altri stanno sotto, muovendolo. Lentamente si cammina fino al Porto Antico, dove l’acqua viene versata in mare. Al ritorno le persone che erano state all’asciutto sotto il telone si scambiano con quelle che lo reggevano ai lati. Il mare – importante per l’immaginario genovese – si sostituisce al Reno. Lentamente si rientra al punto di partenza:l’acqua raccolta al ritorno viene versata sul terreno.
| Grazie a un video della puntuale Isabella Nasuti Gattorno abbiamo anche un’anteprima della mostra.
E già che ci siamo, se volessimo ricordare a Villa Croce con un’email che non è bello limitarsi a ospitare mostre e che magari sarebbe il caso di acquistare per documentare quello che succede in città, cominciando con l’installazione che Tomás Saraceno ha realizzato a Palazzo Ducale?Allan Kaprow_Art as Life, Museo d’arte contemporanea di Villa Croce, Via Jacopo Ruffini 3, Genova, 30 novembre 2007/10 febbraio 2008; dal martedì al venerdì: 9.00-18.30, sabato e domenica: 10.00-18.30, lunedì chiuso. |
Foto/cronaca. Maledetto topastro! La ratatouille di piazza Tommaseo

© Fabio Bussalino – Starpress 2007
Nell’area intorno alla Scalinata Borghese, l’edificio Liberty alle spalle di piazza Tommaseo (Repubblica ha delle belle immagini di come avrebbe dovuto essere e di come sarà nelle intenzioni dell’impresa Progetti e Costruzioni, che ne ha proposto il recupero) da qualche giorno si sono sparsi i ratti scampati alla bonifica compiuta dal Comune nella struttura. [c!]
Troviamo una casa alle (sfortunate) sculture dei giardini di Brignole?


Quando non vengono “decorate”, complice il buio, con scritte e guepière e calze a rete col pennarello come è successo di recente, finiscono per ritrovarsi addosso i colori della maglia di una o dell’altra squadra. Le povere cariatidi dedicate alle quattro stagioni che ornano i bordi dei laghetti dei giardini di Brignole, oltre a starsene lì senza reggere nulla, non hanno nemmeno una vita facile. Si prendono il caldo e la pioggia da quasi cent’anni, ma quante altre volte potranno sopportare una ripulitura?
Hanno l’aria di trovarsi lì per sbaglio e in effetti quella è la loro seconda casa, anche se ormai da tempo: sono nate nel 1921 – ci conferma cortesemente la Wolfsoniana – per decorare il Teatro Odeon e quindi trasferite “temporaneamente” nei giardini di piazza Verdi. L’artista che le ha scolpite è Edoardo De Albertis (1874-1950), che ha lasciato traccia del proprio lavoro nell’Arco dei Caduti di piazza della Vittoria e, soprattutto, in quel formidabile museo all’aperto di scultura otto-novencentesca che è il cimitero di Staglieno. Ecco che ne dice il sito del Comune:
Terminati gli studi all’Accademia Ligustica, nel 1893 frequentò lo studio dello scultore G. Scanzi. Insieme al pittore Nomellini e al poeta Roccatagliata Ceccardi, per tutti gli anni Novanta De Albertis fu uno dei protagonisti della scena culturale genovese. [...] Tra le numerose partecipazioni a mostre nazionali e internazionali si ricorda quella alla VII Biennale di Venezia, dove l’artista curò, insieme a Previati e a Nomellini, l’allestimento della celebre Sala del Sogno. L’attività scultorea di De Albertis è puntualmente documentata a Staglieno: tra il 1902 e il 1935 lo scultore vi eseguì oltre trenta monumenti, tra cui si ricordano la Cappella Volpe (1911), la Tomba Ammirato (1917), in cui si assiste al progressivo abbandono dell’iniziale florealismo liberty a favore di una più strutturata resa delle volumetrie, e le tombe Caprile (1924) e Scorza (1931), dove la stilizzazione delle forme sortisce esiti fra Decò e Novecentismo.



La voce di Wikipedia dedicata a De Albertis, meno impersonale, ci rivela anche qualche dettaglio sulla sua vita e sulla nascita delle sculture:
De Albertis fu un artista non allineato e spesso in aperto disaccordo con il fascismo. Pur tuttavia, nel 1939 ricevette dal Comune di Genova l’incarico di allestire le decorazioni scultoree del cosiddetto Viale delle Vittorie, ovvero il percorso dalla stazione ferroviaria di Genova Brignole al podio di piazza della Vittoria da cui il duce Benito Mussolini, in visita nel capoluogo ligure, avrebbe tenuto un discorso.[...]
Parenti genovesi del De Albertis asseriscono che la commessa di allestire le decorazioni scultoree del cosiddetto Viale delle Vittorie fu accettata per due ordini di motivi; il primo fu una visita di squadristi fascisti che distrussero il laboratorio del De Albertis, il secondo l’impossibilità, o quasi, di aver lavoro, e quindi sostentamento, non solo per lui ma anche per la sua compagna che spesso gli faceva da modella. Donna rappresentata, con tutta probabilità, nelle statue che ornano ancora adesso le due fontane di Piazza Verdi, secondo le fonti sopracitate.
Un lontano articolo della rivista Hozro ci permette di collegare le sculture di Brignole a un bronzo della Galleria d’arte moderna (che, in effetti, c’è sempre sembrato molto somigliante): sono infatti le “antecedenti” della “sontuosa Cariatide tardo-liberty realizzata in bronzo da Edoardo De Albertis per la Mostra delle Arti Decorative allestita a Parigi nel 1925″, ora esposta nelle sale di Nervi. Ecco la scheda della sala 11 della GAM:
Non meno interessante il simbolismo neomichelangiolesco di Edoardo De Albertis, il gusto per la materia non finita e per le suggestioni letterarie che gli provenivano dall’amico poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi: [ne è testimone] l’Autunno, un bronzo vibrante ma attardato nella scelta stilistica del simbolismo, realizzato per l’ingresso della Sala ligure allestita all’Exposition des Arts Décoratifs di Parigi del 1925.
Ma quest’ultimo assalto col pennarello, con cavi elettrici e nastro adesivo alle cariatidi di marmo non potrebbe far venire voglia di spostarle, tutte e otto, nel giardino della Galleria d’arte moderna di Nervi, che ne conserva una ben più famosa versione in bronzo?



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