Troviamo una casa alle (sfortunate) sculture dei giardini di Brignole?


Quando non vengono “decorate”, complice il buio, con scritte e guepière e calze a rete col pennarello come è successo di recente, finiscono per ritrovarsi addosso i colori della maglia di una o dell’altra squadra. Le povere cariatidi dedicate alle quattro stagioni che ornano i bordi dei laghetti dei giardini di Brignole, oltre a starsene lì senza reggere nulla, non hanno nemmeno una vita facile. Si prendono il caldo e la pioggia da quasi cent’anni, ma quante altre volte potranno sopportare una ripulitura?
Hanno l’aria di trovarsi lì per sbaglio e in effetti quella è la loro seconda casa, anche se ormai da tempo: sono nate nel 1921 – ci conferma cortesemente la Wolfsoniana – per decorare il Teatro Odeon e quindi trasferite “temporaneamente” nei giardini di piazza Verdi. L’artista che le ha scolpite è Edoardo De Albertis (1874-1950), che ha lasciato traccia del proprio lavoro nell’Arco dei Caduti di piazza della Vittoria e, soprattutto, in quel formidabile museo all’aperto di scultura otto-novencentesca che è il cimitero di Staglieno. Ecco che ne dice il sito del Comune:
Terminati gli studi all’Accademia Ligustica, nel 1893 frequentò lo studio dello scultore G. Scanzi. Insieme al pittore Nomellini e al poeta Roccatagliata Ceccardi, per tutti gli anni Novanta De Albertis fu uno dei protagonisti della scena culturale genovese. [...] Tra le numerose partecipazioni a mostre nazionali e internazionali si ricorda quella alla VII Biennale di Venezia, dove l’artista curò, insieme a Previati e a Nomellini, l’allestimento della celebre Sala del Sogno. L’attività scultorea di De Albertis è puntualmente documentata a Staglieno: tra il 1902 e il 1935 lo scultore vi eseguì oltre trenta monumenti, tra cui si ricordano la Cappella Volpe (1911), la Tomba Ammirato (1917), in cui si assiste al progressivo abbandono dell’iniziale florealismo liberty a favore di una più strutturata resa delle volumetrie, e le tombe Caprile (1924) e Scorza (1931), dove la stilizzazione delle forme sortisce esiti fra Decò e Novecentismo.



La voce di Wikipedia dedicata a De Albertis, meno impersonale, ci rivela anche qualche dettaglio sulla sua vita e sulla nascita delle sculture:
De Albertis fu un artista non allineato e spesso in aperto disaccordo con il fascismo. Pur tuttavia, nel 1939 ricevette dal Comune di Genova l’incarico di allestire le decorazioni scultoree del cosiddetto Viale delle Vittorie, ovvero il percorso dalla stazione ferroviaria di Genova Brignole al podio di piazza della Vittoria da cui il duce Benito Mussolini, in visita nel capoluogo ligure, avrebbe tenuto un discorso.[...]
Parenti genovesi del De Albertis asseriscono che la commessa di allestire le decorazioni scultoree del cosiddetto Viale delle Vittorie fu accettata per due ordini di motivi; il primo fu una visita di squadristi fascisti che distrussero il laboratorio del De Albertis, il secondo l’impossibilità, o quasi, di aver lavoro, e quindi sostentamento, non solo per lui ma anche per la sua compagna che spesso gli faceva da modella. Donna rappresentata, con tutta probabilità, nelle statue che ornano ancora adesso le due fontane di Piazza Verdi, secondo le fonti sopracitate.
Un lontano articolo della rivista Hozro ci permette di collegare le sculture di Brignole a un bronzo della Galleria d’arte moderna (che, in effetti, c’è sempre sembrato molto somigliante): sono infatti le “antecedenti” della “sontuosa Cariatide tardo-liberty realizzata in bronzo da Edoardo De Albertis per la Mostra delle Arti Decorative allestita a Parigi nel 1925″, ora esposta nelle sale di Nervi. Ecco la scheda della sala 11 della GAM:
Non meno interessante il simbolismo neomichelangiolesco di Edoardo De Albertis, il gusto per la materia non finita e per le suggestioni letterarie che gli provenivano dall’amico poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi: [ne è testimone] l’Autunno, un bronzo vibrante ma attardato nella scelta stilistica del simbolismo, realizzato per l’ingresso della Sala ligure allestita all’Exposition des Arts Décoratifs di Parigi del 1925.
Ma quest’ultimo assalto col pennarello, con cavi elettrici e nastro adesivo alle cariatidi di marmo non potrebbe far venire voglia di spostarle, tutte e otto, nel giardino della Galleria d’arte moderna di Nervi, che ne conserva una ben più famosa versione in bronzo?



















sono perfettamente d’accordo che sarebbe più logico e doveroso che le sculture di De Albertis fossero collocate alla GAM di Nervi, ma quello che mi deprime profondamente è il fatto gravissimo che in una città come Genova che ha avuto un passato artistico formidabile, non abbia trovato sino ad oggi nessuna persona di cultura , neppure in ambito istituzionale,
che abbia sentito il bisogno di spendere una parola o dare un contributo per salvare dall’abbandono e dalla rovina 4 opere d’arte del genere, conservandole e valorizzandole per le future generazioni.