Palazzo Ducale: Ada e Amleto e le meraviglie del digitale


Due eventi del Digifestival (sul sito trovate il programma della manifestazione) da segnalare, fra i tanti, accadono oggi. Il primo, alle 11 e 30 nella sala del Minor Consiglio, è il video Rebus per Ada, “scheggia cinematografica” del progetto Ada, cronaca familiare, ispirato all’omonimo romanzo di Vladimir Nabokov: “è un gioco di enigmi in forma di ossessivo sogno attraverso il romanzo stesso. L’immagine del sogno, del resto, è proprio fatta di pieni e vuoti, come un enigma, un rebus.” Scrive Stefano Bartezzaghi, tra gli autori del testo:
Ho sempre pensato che Ada fosse la protagonista di un rebus. Una di quelle figure che nei giornali degli enigmisti sono impegnate in attività normali e assurde, reali e oniriche: esce da una vasca, prega, ama, osa, teme, sta china, ride, ara, sempre sormontata da lettere alfabetiche o altri simboli. L’abilità di Ada in giochi “doppi” come lo Scrabble, gli anagrammi, i linguaggi criptici, l’allusione è – nel romanzo di Nabokov – una sorta di rispecchiamento tra l’evidenza di un personaggio narrativo (tutto quello che è, è detto) e il suo indicibile segreto (quel che ne è detto proietta l’ombra di quel che non se ne sa). Autrice e solutrice di enigmi, protagonista di enigmi, Ada diventa così una musa per l’enigma, una figura tutelare che sorveglia il punto di passaggio fra luce e ombra (in italiano luce, ombra è l’anagramma di calembour).
L’operazione è firmata Fanny & Alexander, una “bottega d’arte” fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani che ha prodotto una cinquantina di eventi, tra spettacoli teatrali e produzioni video e cinematografiche, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, convegni e seminari di studi, festival e rassegne.


Il secondo, alle ore 18 nel salone del Maggior Consiglio, ci permette di ritrovare un Bob Wilson d’epoca (è il regista, tra le altre cose, di Einstein on the Beach, musiche di Philip Glass) nell’interpretazione di Hamlet, a Monologue, “trasfigurato” in video.
Robert Wilson nel 1995 firma Hamlet a monologue, la sua personale rilettura del classico di Shakespeare; con Wilson stesso unico protagonista in scena, lo spettacolo ha un successo straordinario. La tournée internazionale dura cinque anni e tocca i maggiori teatri del mondo. Il forte impegno fisico richiesto dalla pièce e i molti impegni come regista costringono Wilson ad abbandonare questo spettacolo, considerato come uno dei capisaldi della sua poetica teatrale.
A sette anni dalla sua ultima rappresentazione, un minuzioso lavoro di editing ad opera di V-Factory, la sezione di arte digitale di Change Performing Arts, a partire da alcune registrazioni in alta definizione effettuate a Tokyo e Varsavia, ha portato alla realizzazione di un video che permette oggi di vedere uno spettacolo che non potrà mai più rivivere su un palcoscenico, perché legato intimamente alla interpretazione dell’autore/attore, ormai anche fisicamente distante da quella stagione creativa.
E questa sera sarà proprio l’autore/attore a illustrare il progetto e il processo creativo alla base dello spettacolo, così come della sua nuova vita digitale. Una sperimentazione ancora in corso, quella dell’artista, e in molte forme, come quelle dei video-ritratti ad alta definizione che dal 2004 Wilson realizza per Voom HD Networks come, ad esempio, quello dedicato a Brad Pitt già visibile in rete (a bassa definizione, ovviamente). Chi volesse invece vedere uno spettacolo di Robert Wilson sul palco, al Teatro degli Arcimboldi di Milano dall’11 al 16 dicembre c’è The Temptation of Saint Anthony, scritto con Bernice Johnson Reagon. Nato a partire dalla figura di Sant’Antonio del testo di Gustave Flaubert (la cui “prima stesura è del 1848/49, scritta dopo aver visto a Genova il ritratto di Sant’Antonio di Bruegel“, spiega il sito degli Arcimboldi, all’epoca conservato in un palazzo di via Balbi), vede una partitura che va dagli spirituals, blues, shout, gospel, inni, jazz e doo wop fino all’hip hop e al rock.

Palazzo Ducale, conferenza/lettura di Bob Wilson

















