Dorfles all’Accademia: osservare l’arte di oggi e mettersi in gioco
Gillo Dorfles, decano della critica d’arte e da più di cinquant’anni attento osservatore dei cambiamenti del gusto e delle tendenze, è stato invitato a inaugurare il nuovo anno accademico della Ligustica. All’incontro di mercoledì scorso ha partecipato tra gli altri anche Paolo Minetti, cui abbiamo chiesto di raccontarcelo.
[Il libro più recente di Dorfles è Lacerti della memoria, in rete si trova la sua intervista a Che tempo che fa a Rai3, dello scorso ottobre]

La sala di rappresentanza dell’Accademia Ligustica, affollata di studenti, di personalità della cultura e di amici ed estimatori del relatore, ha accolto – su invito del presidente Piombino e della dirigenza dell’istituto, Emilia Marasco e Raimondo Sirotti – un “giovane” professore, critico d’arte, scrittore e ricercatore instancabile della creatività artistica, Gillo Dorfles, straordinario antropologo della tribù dell’arte, tribù così difficile da distinguere e da segnalare alla comunità.
Il tema consegnato a Dorfles per dare inizio all’apertura del nuovo anno accademico era “Pro e contro l’arte contemporanea”, scabroso e non facile. Dofles ha circoscritto i confini della contemporaneità nei vari percorsi artistici innovativi nella storia dell’arte da Giotto a Picasso, dal rinascimento al barocco, dal manierismo agli impressionisti per arrivare all’astrattismo, percorsi messi in discussione al loro apparire, combattuti sul nascere. Per Dorfles questo è certamente normale, anzi, necessario: mettere in discussione serve a leggere le opere, a studiarne grammatica e sintassi, come negli anni in cui “l’avvento della fotografia sconvolse la pittura figurativa, il video e il cinema trasfigurarono il racconto che il quadro tentava di rappresentare”.
Dorfles vede oggi nella globalizzazione che ci avvolge un pericolo di “noiosa imitazione”. L’artista, il creatore, non può che rappresentare sé stesso, saranno il tempo e le difficoltà a decidere in seguito il coinvolgimento del pubblico. Per Dorfles il pericolo che attanaglia l’arte oggi è la “feroce aggressività” della “brutale commercializzazione”. Bisogna quindi, conclude, continuare ad osservare e a mettersi in gioco con il rischio, s’intende, di poter essere sopraffatti.
La sua prolusione è stata ascoltata con grande attenzione dalla giovane platea, il relatore ha voluto terminare rivolgendo un plauso alla città di Genova, che ama molto per avervi trascorso la sua infanzia e che ha trovato estremamente rinnovata.
Paolo Minetti






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