It’s Caturday! I gatti della settimana
La foto del giorno: il parcheggio di via D’Annunzio
foto senza titolo di zena011, da Flickr.
“Ciao, bambola!” Marco Berry incontra le signore di Via del Campo
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Cantate da Fabrizio De André e ritratte da Lisetta Carmi in immagini che negli anni Sessanta fecero rumore, in questi giorni esposte a Roma, alcune delle signore d’allora raccontano oggi qualcosa di sè nelle interviste che Berry ha carpito tra via del Campo e vico della Croce Bianca.
Le Iene, Italia 1, 9 maggio 2002 [sito]. L’associazione Crisalide ha raccolto online una breve rassegna stampa sulla “chiusura dei bassi come contrasto della criminalità” e Paola Pettinotti ha pubblicato con Frilli editori il romanzo (giallo) Ghetto. Un’indagine nei caruggi dei travestiti.
Palazzo Ducale, oggi gli acrobati di Nebbia, da mercoledì all’Archivolto
Oggi gli artisti di Nebbia - a magical fog: saranno nell’atrio di Palazzo Ducale per piccole performance estemporanee dalle ore 13 alle 14.
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Fondato nel 1993 e residente a Montréal, il Cirque Éloize è uno dei maggiori esponenti del “nouveau cirque”. Con un centinaio di persone che lavorano su progetti diversi, la compagnia ha presentato i propri spettacoli in tutto il mondo e creato oltre 500 eventi su scala internazionale (memorabile a Torino quello per la chiusura delle Olimpiadi 2006). Sempre alla ricerca di innovazione e umanità, il Cirque Éloize combina teatralità, musica, acrobazie e danza in un unico respiro creativo.
Dopo il successo di “Nomade” e “Rain”, questa nuova creazione rinnova la collaborazione con Daniele Finzi Pasca, regista dello storico Teatro Sunil. Tra i giochi dei clown e gli spericolati virtuosismi degli acrobati la nebbia assurge a ruolo di protagonista, trasformando la realtà in sogno.
Cirque Eloize (Canada) & Teatro Sunil (Svizzera), Nebbia - a magical fog, con 12 attori acrobati del Cirque Eloize, scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca. Da mercoledì 30 gennaio a domenica 3 febbraio 2008, Teatro Gustavo Modena.
Epigrafia urbana, avvertimenti idraulici
Giardini Emanuele Luzzati, pittore e scenografo (1921-2007)


«L’arte di Luzzati è una sorta di grazia per riscoprire archetipi della nostra infanzia. Lele è stato un intellettuale europeo, ha saputo individuare le radici della cultura europea». Così il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha ricordato oggi Emanuele Luzzati alla cerimonia con cui gli sono stati intitolati i giardini soprastanti piazza delle Erbe – riporta il Secolo XIX. – Alla cerimonia è intervenuto anche l’assessore alla città educativa Massimiliano Morettini: «È una bella iniziativa questa dei giardini intitolati a Luzzati, un evento che si integra al nuovo centro che nascerà tra poco nei locali che si affacciano sui giardini, gestito dalla ASD Ipa Liguria, per favorire l’integrazione e l’aggregazione sociale».
Video sul sito di Primocanale e su Sarzano.Genova.it, che riporta alcuni dei discorsi dell’inaugurazione (senza tante pretese e senza microfono, in piedi sulla panchina): Tonino Conte, Goffredo Fofi e Marta Vincenzi
Palazzo Ducale, Fluids (1967) di Allan Kaprow
Immagini dell’inaugurazione di a [ La Lontra ] Fabrizio Fazzari, dottorpeni e zena011 da Flickr-Ghe_Semmu.
“Fluids” è una delle opere più suggestive di Allan Kaprow, in cui un imponente recinto di ghiaccio viene eretto in mezzo alla città e lasciato sciogliere. Un’architettura effimera, inutile e destinata a scomparire, dialoga con lo spazio urbano (qui l’architettura del Cinquecento del palazzo che la accoglie), creando contrasti inediti e suscitando reazioni nei passanti.
“Fluids” è stato realizzato per la prima volta a Los Angeles nel 1967: in questa occasione vennero costruiti dei recinti di ghiaccio in tre luoghi diversi della città, la struttura era sempre la stessa, ma il variare della location dava origine di volta in volta a situazioni differenti.
Altre foto sul sito di Palazzo Ducale. e video (con intervista a Sandra Solimano, direttrice del Museo di Villa Croce) sul sito di Primocanale.
Luzzati, domani l’evento di chiusura della mostra a Sant’Agostino


Domani, primo anniversario della scomparsa di Emanuele Luzzati, è l’ultimo giorno per vedere la mostra di scene, bozzetti, costumi e fotografie allestita nella Chiesa di Sant’Agostino. In mattinata ci sarà l’evento conclusivo: alle ore 11 il Gatto (Enrico Campanati), la Volpe (Alberto Bergamini) e il Fisarmonicista (Franco Piccolo) accompagneranno il pubblico nel “paese dei balocchi” teatrale e quindi, alle 12, i giardini di Piazza delle Erbe, accanto al teatro, saranno ufficialmente intitolati a Emanuele Luzzati.
Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse, Candido ovvero Emanuele Luzzati, mostra-percorso tra le scenografie di Luzzati per la Tosse, Chiesa di Sant’Agostino, piazza Negri, (di fronte al Teatro della Tosse) info 010 2487011, botteghino 010 2470793. Orario di domani, 15-18.30.
Fluids di Allan Kaprow, 216 blocchi di ghiaccio a Palazzo Ducale


Oggi - dopo Yard alla Loggia di Banchi e Raining al Museo di Villa Croce - si “reinventa” Fluids di Allan Kaprow nel cortile minore di Palazzo, a partire dalle ore 11, con inaugurazione ore 18.30, il momento da cui St.ride e Unsolved Problem of Noise si alterneranno per creare un sottofondo musicale all’evento, spaziando tra sonorità elettroniche e sperimentali. Nei giorni successivi si attenderà che il muro si sciolga.
L’edizione genovese rappresenta la prima realizzazione italiana di Fluids, dopo Basilea (giugno 2005) e New York (novembre 2007), mentre a marzo 2008 ne sarà realizzata una nuova versione site-specific alla Tate Modern di Londra.
Architetti, studenti di Architettura, dell’Accademia di Belle Arti e di Lettere procederanno alla costruzione di un recinto di ghiaccio, un parallelepipedo di base quadrata di circa 3 metri di lato e alto circa 2 metri, un mattone dopo l’altro. La costruzione inizierà alle 11.00 e durerà fino a quando non sarà terminata la struttura.
Il genovese che ride di rado sarà forse circospetto?
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Il “genovese riso raro”, che stringe i denti e parla chiaro, è uno dei luoghi comuni più diffusi, ma Paolo Dipreli porta una prova (multimedia!) a sostegno della tesi con un’autoironica (quanto tenera) carrellata di foto di famiglia, accompagnata addirittura con la colonna sonora della Famiglia Addams, “che vi fa vedere come, nell’arco di 3 generazioni, a partire dai miei genitori giovanissimi fino a mio figlio nell’ultima sequenza, sia palese la totale mancanza di sorriso”.
“Reinvenzione” di Yard (1961), un environment di Allan Kaprow
Immagini dell’inaugurazione alla Loggia di Banchi di connieflou°, encore!, Deja V maker, annatralenuvole, mannü da Flickr-Ghe_Semmu.
L’happening è nato come una specie di collage multisensoriale. Come un’esperienza che coinvolgeva le diverse facoltà percettive: vista, udito, tatto… In precedenza avevo lavorato a composizioni realizzate con l’assemblaggio casuale di materiali diversi, che a poco a poco erano arrivati ad integrarsi in un insieme, a costituire un allestimento ambientale, un environment. Ma erano forme in qualche modo ancora statiche. Allora mi sono proposto di introdurre la dimensione temporale, di far partecipare la gente, di occupare nuovi spazi.
Così dalla galleria, dove si è svolto il suo primo lavoro (”18 happenings in 6 parts”, 1959), è passato al campo di pallacanestro di “Coca cola, Shirley Cannonball” (1960), al cortile di “The Courtyard” (1962).
Precisamente. I primi happenings, tanto i miei, quanto quelli di altri artisti come Robert Rauschenberg, Claes Oldenburg, Jim Dine, erano eventi complessi che si svolgevano in sedi non convenzionali e implicavano la partecipazione di molte persone. Poi, attorno alla metà degli anni ‘60, sono arrivato ad una chiarificazione concettuale. Osservavo il gioco dei bambini, in cui l’imitazione ha una funzione di esplorazione dei comportamenti. Ho iniziato a lavorare su azioni semplici, cose che non hanno senso al di là della loro immediatezza. O meglio, il loro senso è il gioco e l’obiettivo che si propongono è di ampliare il gioco. La complessità che prima era spiegata nella costruzione di un contesto a più dimensioni, ora è risolta nel tempo o nello spazio.
Tratto da Sandro Ricaldone intervista Allan Kaprow, ottobre 1998.




















