Ori, nastri e smalti: all’asta armature e decorazioni (non solo) militari d’epoca
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Sabato 8 marzo, ore 15, asta Ordini equestri e decorazioni, domenica 9 marzo, ore 10, asta Armi antiche, armature e militaria presso San Giorgio Aste in piazza Cattaneo.
La prima comprende “ordini cavallereschi di tutto il mondo, antichi stati italiani, un importante gruppo di ordini del Sultanato di Zanzibar appartenuti al medesimo personaggio, un significativo numero di decorazioni in brillanti; cofano, dono della Nobiltà Russa allo Zar Alessandro III”, la seconda “sciabole d’onore inglesi, francesi, tedesche, armi della Manifattura di Tula, scimitarre orientali tra le quali una in oro dono del Sultano di Zanzibar, pistole a pietra, fucili a ruota, Caschi e corazze del XIX Sec., importanti uniformi e cimeli storici”.
Sfogliare i cataloghi online è gettare uno sguardo su oggetti appartenuti a un tempo non poi così lontano, in cui la guerra faceva parte della vita quotidiana ed era avvolta (dal grado di ufficiale in su) da un’aura di nobiltà ricca di simboli, svanita col passare dei secoli.
Oggetti di grande artigianato, segni tangibili del passaggio della storia. Di troni spazzati via dagli eventi, come il Regno delle Due Sicilie, ad esempio, (lotto 82) o il Ducato di Parma, che conferiva il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (lotto 69), o l’Ordine Imperiale della Corona Ferrea, creato da Napoleone (lotto 75). Alcuni ordini sabaudi, come l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (lotto 100) sono ancora attivi, altri invece, come l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (lotto 101), massima onoreficienza dell’ex casa regnante, non sono riconosciuti dallo Stato italiano.
Sicurezza in porto, i video pubblicati su YouTube (e poi rimossi)


Noi, nel nostro piccolo, per quel che può contare, avevamo trovato su YouTube e ripubblicato nella colonnina in alto a destra qualche video intitolato Sicurezza (?) in porto, girato col telefonino da qualcuno che l’aveva caricato sul sito, in cui si vedeva (male) la movimentazione (come si dice) di container a gruppi di due o tre per volta.
Ora, se provate a cercarli, scoprite che sono stati rimossi. Dall’utente. (Provate anche voi: video uno | video due ). Peccato non averne scaricata una copia quando si poteva, dirà qualcuno. Il filmato delle passerelle di Calata Sanità è ancora disponibile, invece, se qualcuno volesse vederlo. Dei video restano le due foto qui sopra, se chi li ha caricati non li rimette online; se qualcuno le vuole copiare, può farlo.
Lomellini: la “porteria” dei Reverendi Preti e le bandiere di preghiera

Tra l’Oratorio di San Filippo e la chiesa di via Lomellini si apre l’ingresso della scuola Daneo, ospitata negli spazi che furono, probabilmente sino alle soppressioni degli ordini religiosi, la casa dell’Ordine.
Sorta per iniziativa del Padre Camillo Pallavicini, genovese, filippino a Palermo, la Congregazione ebbe inizio ufficialmente il 1° luglio 1645, presso la Chiesa di San Pancrazio. Nel 1659, dopo la Grande Peste che decimò la comunità, i Padri si trasferirono in Via Lomellini; ottenuta nel 1662 l’approvazione pontificia, edificarono la Chiesa – sul sito dove sorgeva la casa di Santa Caterina da Genova – la casa e infine l’Oratorio
scrive il sito dei Padri FIlippini (e se capitate a un concerto nell’Oratorio, vale la pena di guardare da vicino l’Immacolata di marmo dell’altare, una scultura di Pierre Puget, in città nel 1661-68 e nel 1669-70). Cambiano i tempi, e davanti all’ingresso sono comparse le bandiere di preghiera tibetane. L’Associazione culturale tibetana ce le illustra:
Si dice che le bandiere di preghiera invochino la compassione, l’armonia, la pace, la saggezza, e forza e protezione contro i pericoli e il male. Poiché contengono testi e simboli sacri, devono essere trattate con rispetto. Non possono essere appoggiate per terra o gettate nei rifiuti. Le vecchie bandiere che si vuole eliminare vengono tradizionalmente bruciate, affinché il fumo possa trasportare la loro benedizione in cielo. Le bandiere di preghiera sono stampate su tessuto di cinque colori; giallo, verde, rosso, bianco e blu; per questo motivo sono sempre raggruppate in multipli di cinque. Il Buddismo Vajrayana suddivide il mondo fenomenico e psico-cosmico in cinque energie essenziali che si manifestano come terra, acqua, fuoco, aria e spazio.
Chi volesse appendersele in casa (o meglio ancora, al balcone) le trova online – 4 bandiere, 26cm x 30cm, su una cordicella di circa un paio di metri, 8 euro: “Il credo vole che il vento distribuisce le preghiere stampato sulle bandiere nell area e aiuta di benedire il ambiente”, spiega il sito.
Cattolicesimo e buddismo (tibetano) a fianco a fianco nel centro storico della città, dunque, e bandiere di preghiera davanti alla scritta “Posteria dei Reverendi Preti”. Ma probabilmente san Filippo Neri (1515-1595), cui è dedicato il complesso, non se la prenderebbe troppo. Pare, infatti, che fosse una persona di spirito:
Memorabili i suoi detti sarcastici, quali ad esempio lo “State buoni se potete”, titolo di un omonimo film sulla vita del santo, o il “Ma và a morì ammazzato… per la fede!”. [...] un simpatico aneddoto narra come a una donna, che aveva il vizio di sparlare degli altri, fu comandato dal santo di spennare per strada una gallina morta e poi di raccoglierne tutte le penne volate via.


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