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San Siro, domani la città saluta don Antonio Balletto

Pubblicato in notizie da circospetto il 3 marzo 2008

Don Antonio Balletto

State sereni… di cazzulo, da Flickr.

“Nato nel 1930 – scrive Primocanale – aveva studiato teologia a Torino ed era tornato nel capoluogo ligure nel 1953.”

Da allora è sempre rimasto a Genova tranne sei anni trascorsi ad Albenga, al 1966 al 1972, in una sorta di autoesilio in seguito a discordanti punti di vista con l’allora cardinale Siri. E’ stato presidente del Forum del Terzo settore, della Federazione Solidarietà e Lavoro e -fino al 2004- del consiglio di indirizzo della Fondazione Carige. Da sempre uomo del dialogo, importantissimo il suo apporto nella casa editrice Marietti che riorganizzò rilanciando un ampio, nuovo e complesso progetto culturale.

I funerali si terranno domani alle 11.45 nella chiesa di San Siro, la parrocchia del centro storico, scrive Repubblica di oggi, “con cui aveva scelto di lavorare dopo l’estromissione dalla casa editrice Marietti“. Sulle stesse pagine Stefano Bigazzi riporta:

“Mi piace ricordare – commenta il presidente della Regione Claudio Burlando – l’amicizia che ci legava e il lavoro nel volontariato. È sempre stato un faro morale, in un momento delicato di sbandamento generale.”
“La città – per il sindaco Marta Vincenzi – perde una voce importante in questi anni di profonda trasformazione, che ha saputo coniugare un alto profilo etico-morale con uno sforzo quotidiano di ricerca intellettuale e una capacità di rapporto col tessuto sociale della città.”

Il sito del Secolo XIX riporta lunghi passi di un libro-intervista con Balletto mai terminato, L’uomo del dialogo, dedicati agli anni della gioventù, durante la guerra. Eccone un passo:

Lumarzo era una zona chiave per la resistenza partigiana. E non era possibile fare finta di niente…
«I partigiani li incontravamo a tarda sera, o di notte. Sapevamo dov’erano le loro postazioni, a volte venivano loro a casa a chiedere cibo e aiuti, a volte andavamo noi ragazzi a portare le cose di cui potevano aver bisogno. E con loro c’era anche mio fratello Giuseppe, arruolato con i Garibaldini, le brigate comuniste insieme alle quali operavano però anche piccoli gruppi di Giustizia e libertà. Me lo rivedo ancora, quando l’ho incontrato tra Sant’Alberto e la Scoffera: vestito con una specie di giacca sahariana,con il fazzoletto rosso al collo. E che orgoglio per me, mio fratello che lottava e rischiava la vita per difendere la libertà…».

Una Risposta

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  1. [...] a mentelocale; mentelocale sul grifo d’oro a Balletto; annuncio del funerale con una bella foto;  video del funerale; il ricordo di Don Gallo; intervista sul periodo della resistenza [...]


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