Gheddafi, l’Italia e l’autostrada: arriva sul web il reportage di Paolo Crecchi

Davanti al pontile del Green Stream ci sono soldati in armi, divisa blu e stemma verde sul berretto.
La via Balbia li evita, scarta all’interno e poi si stende sul litorale che corre verso Tripoli, la capitale, accarezzando spiagge di sogno. Il turismo sarà il futuro grande business della Libia post-embargo, nuovamente rispettata dal consesso internazionale e addirittura accolta nel consiglio di sicurezza dell’Onu: mare, dune, oasi, tesori archeologici. L’Italia non può e non vuole lasciarsi scappare l’occasione. «Sabratah Scavi, dopo Leptis Magna è la zona archeologica più importante della Tripolitania… Per la via del muro bizantino si raggiunge il quartiere della città costruito fra il teatro e il mare. Quivi si trovano due interessanti basiliche cristiane, circondate da vasti ambienti e da un cimitero, e il grandioso Teatro Romano fondato alla fine del secolo II».
Un interessante esperimento di “apertura” del più diffuso quotidiano ligure: sono infatti disponibili in Rete non solo gli articoli di Paolo Crecchi, ma (da ieri) anche il video che l’inviato del Secolo XIX ha girato durante il suo reportage in Libia, a quasi cento anni dall’invasione italiana del Paese. Colore locale ed economia, ministri e pescatori di spugne, molti ritratti e un’analisi dell’autostrada che il Colonnello vuole da noi per far pace, e in modo definitivo, col nostro Paese (e con i suoi turisti futuri).
Puntate
- “L’autostrada del deserto“ (20 febbraio, formato .html)
- “La Libia non perdona“ (20 febbraio, ma forse del 19, formato .pdf)
- “Islam dal volto umano” (21 febbraio, formato .pdf)
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