Settimana poliziottesca: La polizia incrimina, la legge assolve (1973)
E c’è chi si lamenta della criminalità di oggi… Per molti, questo è il capostipite del genere: “la differenza stilistica tra il poliziottesco e il genere poliziesco/noir è da individuare nella predilezione per l’azione e la violenza, entrambe piuttosto spiccate ed esplicite”, spiega la voce di Wikipedia:
inoltre il titolo è quasi sempre riferito all’impressione che si tratti più un film che narra di poliziotti e della loro aura di vendicatori, piuttosto che su film imperniati su indagini e con un finale rassicurante in cui la legge vince sulla delinquenza; scelta, quest’ultima, diffusa nei film a carattere poliziesco dell’epoca, anche se con alcune eccezioni.
Ne dà la conferma Minni Malinconico (uno pseudonimo?) nella sua recensione su Pollanet:
“La polizia incrimina, la legge assolve ” e “Il cittadino si ribella” diretti da Enzo G. Castellari si muovono in una città dai due volti come Genova, tanto moderna e laboriosa nella sua parte più moderna quanto fatiscente e pericolosa nei suoi vicoli sinuosi, il cui minimo comune denominatore è la criminalità che dimora nell’una e nell’altra parte della città.
Il regista Castellari con le due pellicole ha voluto denunciare la drammatica situazione sociale genovese, la cui unica soluzione è la ribellione, che deve partire dal cittadino per stimolare e arrivare alla polizia, che da sola non può assolutamente contrastare la delinquenza dilagante.






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