Telecamere in città, 30 metri di “strategia dello spaventapasseri”

Il problema della sicurezza torna ad alimentare le cronache. E se provassimo a guardare anche al di là dei Giovi?
Così come alla fine del mandato il governo Berlusconi distingueva fra povertà reale e “percepita”, nello scorso aprile il sindaco ha proposto di distinguere fra «criminalità reale» e «percezione della criminalità». Riferisce Ferruccio Repetti sul Giornale:
Il distinguo – mica poco! – l’ha fatto ieri il sindaco Marta Vincenzi, con il conforto delle altre amministrazioni locali. Un conto – Vincenzi dixit – è la percezione della criminalità (che ha oggigiorno qualsiasi persona di buon senso), un altro conto è la statistica, secondo cui «gli episodi criminosi in città sono nettamente diminuiti».
Uno dei mezzi d’intervento previsti dal “Patto per Genova sicura” è l’installazione di 177 telecamere, tema che è tornato nella discussione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza che si è tenuto ieri. Riferisce Federico Casabella, sempre sul Giornale, che ha intervistato il questore, Salvatore Presenti:
Qual è il progetto che ritiene più indispensabile?
«Credo si debba continuare con l’installazione delle telecamere in diversi punti della città».Ma spesso le telecamere non funzionano.
«Con la visita del Papa siamo riusciti a rimetterle tutte in funzione e adesso, grazie al patto per la sicurezza, abbiamo stabilito di aumentare il monitoraggio per fare in modo che rimangano tutte attive».
In attesa di procurarci i dati ufficiali sulla criminalità, proviamo a vedere che succede altrove. A San Francisco, ad esempio, che nel solo 2007 ha visto 98 omicidi (che reazione avrebbe da noi un dato simile?) grazie a un articolo di Heather Knight per il San Francisco Gate. Già il titolo è eloquente: “Le telecamere anti crimine non riprendono molti crimini”. Dal 2005, infatti, le 68 telecamere, costate 900mila dollari, hanno permesso un solo arresto, due anni fa.
Le 68 controverse telecamere anti-crimine di San Francisco non hanno impedito ai criminali di commettere aggressioni, violenze sessuali o rapine e hanno solo spostato di un isolato gli omicidi, secondo un nuovo rapporto dell’Università di California a Berkeley. I ricercatori hanno scoperto che i furti non violenti sono calati del 22% a 30 metri dalle telecamere, ma queste non hanno avuto alcun effetto su furti con scasso o furti d’auto.
I dati sui 59.706 crimini commessi nel raggio di 300 metri da una telecamera tra il primo gennaio 2005 e il 28 gennaio 2008 sono stati esaminati da una commissione dell’Università della California, che ha creato un indice del crimine per ciascun luogo, suddiviso per tipo di crimine e distanza dalla telecamera, e quindi l’ha comparato con lo stesso indice medio del periodo precedente all’installazione.
L’unico effetto deterrente è stato visibile nei furti commessi nei 30 metri dalla telecamera stessa. Calati gli omicidi commessi nei 150 metri di distanza, effetto che svanisce dopo soli 300 metri.
Il direttore del comitato cittadino di pubblica sicurezza di San Francisco ammette che questa “strategia dello spaventapasseri” possa dare un certo sollievo psicologico a chi vive nelle zone a più alto indice di criminalità, ma la città sta affrontando la più grave crisi economica della storia recente e quindi, dati i risultati deludenti, l’installazione delle altre 25 telecamere previste sarà decisa solo in base ai fondi disponibili.
Rispondiamo anche noi, dunque, offrendo la “percezione della sicurezza” a chi si agita per la “percezione della criminalità”. Per i non medici, ecco una definizione dell’effetto placebo, che potrebbe tranquilizzare le “persone di buon senso” di cui parla Repetti nel suo articolo (ma che avrebbe effetto solo se sistemassimo una telecamera ogni 30 metri):
Per effetto placebo si intende una serie di reazioni dell’organismo ad una terapia, non derivanti dai principi attivi insiti dalla terapia stessa, ma dalle attese dell’individuo. In altre parole, l’effetto placebo è una conseguenza del fatto che il paziente, specie se favorevolmente condizionato dai benefici di un trattamento precedente, si aspetta o crede che la terapia funzioni, indipendentemente dalla sua efficacia “specifica”.


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