Futurismo (e non solo) al Vicolo, inaugura la mostra di Alf Gaudenzi

Luigi Pralavorio, Tempo di Charleston, prefazione di Joséphine Baker, Genova 1929. Da Liguria futurista, Mazzotta, Milano 1985.
Alfredo “Alf” Gaudenzi (1908-1980), il nome di battesimo troncato da Filippo Tommaso Marinetti per renderlo “più veloce”, futurista negli anni Venti e giornalista dell’Unità negli anni Cinquanta, è marito, padre e nonno delle galleriste che oggi portano avanti il progetto della galleria Il Vicolo, fondata quarant’anni fa. Oggi alle 18 s’inaugura la retrospettiva a lui dedicata: “collage, dipinti, serigrafie, disegni, ceramiche e cartoplastici”.
Scrive Stefano Bigazzi su Repubblica:
Alfredo Gaudenzi espone per la prima volta nel 1926 alla Promotrice con l’ olio “Mercato orientale” che rivela la sua adesione al futurismo avvenuta grazie alla lettura degli scritti di Boccioni. Scrive sulla “Gazzetta azzurra” di Genova e sul settimanale umoristico “Pasquino” di Torino, dove si trasferisce diciannovenne e conosce Filippo Tommaso Marinetti, che gli suggerisce di adottare il nome d’arte Alf. L’ anno successivo espone alla Promotrice, progetta l’arredo e le decorazioni di alcune sale il padiglione “Futurismo” dell’ Esposizione Internazionale di Torino e prende parte alla XVI Biennale di Venezia, per divenire uno dei punti di riferimento del dibattito artistico italiano: nel ‘30 fonda il gruppo Sintesi e prosegue tra arti figurative e scrittura, in un cinquantennio di attività intensa e fertile, sino al libro “Gli operai non ridono” che Erga pubblica poco prima della morte.
Galleria Il Vicolo, Salita Pollaiuoli.

















