In vetrina: La Conica di Aldo Rossi in formato gigante

Sembra la foto di una caffettiera in primo piano, ma è solo colpa nostra: in realtà è la versione gigante (un metro e mezzo d’altezza?) della Conica (Officina Alessi 1984), la più nota caffettiera di Aldo Rossi, l’architetto che, con il torrione del Carlo Felice, ha lasciato il segno sul centro città.
Una delle icone del design anni Ottanta è rimasta qualche giorno in piazza Portello, sulla soglia della nuova sede del Perigeo (negozio di “mobili, lampade, oggetti”) dopo il trasloco da via Luccoli. Qualche altro giorno è rimasta all’interno del negozio, che conserva ancora la severità della banca che ospitava a inizi Novecento. Ora è ripartita per un suo percorso sconosciuto, a fare da ambasciatrice della bellezza delle forme, se non proprio della comodità d’uso (anche queste un segno dello stile anni Ottanta). Scriveva Alberto Alessi:
Come si può osservare dal disegno di una caffettiera “protetta” dal San Carlone di Arona, Aldo Rossi aveva un modo di rapportarsi con i tecnici totalmente diverso da quanto avevamo sperimentato fino ad allora: faceva degli schizzi, poi li presentava e aspettava che i tecnici facessero tutte le osservazioni e correzioni, anche importanti. Sembrava che gli andasse tutto bene! Per lo zio e Casalino, reduci dal rapporto con Sapper, era un atteggiamento scandaloso, tanto che un giorno lo zio glielo disse, con il suo modo burbero: Ma architetto, non può portarci dei disegni esecutivi invece di questi schizzi da cui non si capisce niente? Fu quella l’unica volta in cui vidi Rossi arrabbiato. Rispose seccamente che se volevamo dei disegni tecnici in bella copia potevamo chiederli a Zanuso, ma non a lui. L’atteggiamento di Rossi mi fece comprendere un approccio al design che non era solamente tipico suo, ma in un certo senso di tutti o quasi i designer provenienti da una attività di architetto. Ai tempi del celebre contrasto sui disegni tecnici, mio zio era turbato, ma la volta successiva trovò il modo di farsi perdonare, paragonando i disegni di Aldo a quelli di Morandi. Aldo ne fu colpito, e da quel momento tra i due nacque una grande passione, culminata nel progetto per la villa di mio cugino Stefano a Suna (1995).
Il Perigeo, piazza Portello 10.






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