circospetto! genova da un altro punto di vista

Canti orfici: Dino Campana recensito da Giovanni Boine (1914)

Pubblicato in città da circospetto il 26 agosto 2008

Dino Campana e i Canti Orfici da Wikipedia, Giovanni Boine da SMBoine.it

Imperfetta Ellisse, “blog di poesia e altro”, ha ripubblicato ieri la recensione che scrisse Giovanni Boine all’uscita della prima edizione dei Canti orfici di Dino Campana (1914).

L’articolo uscì nell’Agosto del 1915 sul giornale “La Riviera Ligure“, su cui Boine teneva una rubrica intitolata, molto programmaticamente, “Plausi e botte”, che ospitò letture anche di Sbarbaro e Rebora. La recensione ha sopratutto un valore documentale circa l’approccio critico e gli strumenti di indagine dell’epoca, che a tratti ci fanno sorridere, ma con cui Boine, sopratutto quando si affida meno allo psicologismo e più alla sua sensibilità personale, riesce a rinvenire qualche elemento di positività in un autore del tutto sconosciuto.

Scrive Boine:

Ci sono pagine limpide di osservate serenità; ci sono lirici idilli dove Piazza Sarzano a Genova col ponte dei suicidi lì sopra, e gli intrichi di vicoli bui; dove Faenza e Fiorenza e la Verna si trasfigurano in tremiti di lievi colori quasi in musica stemperati: pagine di prosa fresca tra l’impressionismo scorrivia e (sempre) una sotterranea commozione come di scatenato respiro. Ma jam furor humanos nostro de pectore sensus expulit… giungono momenti che il respiro nella gola s’affanna e la vertigine vince. Allora le parole ossessionano come gli incubi, si dilatano come occhi di paura, si puntano come riluttanti vite all’abisso; finché l’onda via le travolge, meravigliosi frantumi in un gorgo canoro. La musica vince i discorsi, i vocaboli son fatti di voce; son simboli di suono con un polline vago d’immagini. Nuotano spersi come echi, si richiamano si ripetono sinfonizzano sciolti senza badare alle logiche; si rincorrono, si frantumano in ansia d’espressione, ti danno lo spasimo dell’inesprimibile, ti sfanno in una liquidità di respiri; finché t’accorgi che il respiro è respirato, e la cosa da dire è l’allucinata febbre, la lirica frenesia di una cosa ormai detta.

[Leggi tutto il post e la recensione]

Lascia un Commento