circospetto! genova «meglio che la franca brignola» *

Palazzo Ducale e rifiuti elettronici: che fare dei computer obsoleti?

Pubblicato in notizie da circospetto il 5 novembre 2008

Technology’s Refuse di annnna. da Flickr, Creative Commons

Oggi alle 17.45 viene presentato il libro Il computer sostenibile. Riduzione dei rifiuti elettronici, riuso dei PC e Open Source di Giovanna Sissa, Franco Angeli Edizioni. Ne parlano insieme con l’autrice, ci scrive il Palazzo,

Andrea Ranieri, Assessore alla Cultura del Comune di Genova
Maurizio Martelli, Professore di Intelligenza Artificiale, DISI (Dipartimento di Informatica e Scienza dell’Informazione), Università di Genova
Joy Marino, Presidente di MIX e membro del Comitato per l’Internet Governance Forum presso il Ministero della Funzione Pubblica
Paola Girdinio, Preside della Facoltà di Ingegneria e Professore di Elettromagnetismo, Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Università di Genova
conclusioni di Serge Latouche, Professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi XI e allo IEDS di Parigi

Add to FacebookAdd to NewsvineAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to Ma.gnoliaAdd to TechnoratiAdd to Furl

Campus: da OLI News, i diritti sconosciuti di chi fa informazione

Pubblicato in città da circospetto il 5 novembre 2008

Intervista a Giada Campus di Federica Pastorino via legsangelina / YT, per LiberaMENTE Magazine. Riprendiamo l’articolo di Eleana Marullo dall’Osservatorio Ligure sull’Informazione:

28 ottobre, Teatro della Gioventù: un gruppo eterogeneo di giornalisti precari, tra i 20 ed i 40 anni, riuniti per un’occasione informale, la proiezione del docu-fiction “Non ancora” di Giada Campus. L’argomento è la vita grama dei precari, incarnata dalla vicenda di una giovane coppia, lei giornalista in cerca di affermazione, disposta anche a partire per il Libano per affrancarsi dalla meschinità del suo lavoro quotidiano, lui ricercatore universitario depresso, in attesa di un concorso che non arriva mai. L’assenza di prospettive sul piano lavorativo si ripercuote sulla vita privata, e la coppia finirà per sfaldarsi, schiacciata da delusioni e sconfitte quotidiane.

Lo scopo dell’incontro è discutere, appunto, la situazione di una categoria che racconta le vicende di precariato selvaggio degli altri e mai le proprie. Marcello Zinola, della Federazione Nazionale Stampa Italiana, disegna un quadro impressionante: la proliferazione dei mezzi di informazione, invece di apportare linfa al settore ne ha favorito la precarizzazione. Senza la possibilità di avere permessi, la rappresentanza sindacale del giornalismo precario non esiste: chi non lavora non guadagna e spesso i margini sono talmente risicati da non consentire la partecipazione al sindacato. I prodotti dei precari dell’informazione, continua Zinola sono pagati da 3 euro (una fotografia) a 800 lordi (un servizio completo, in un caso fortunato). La media va tra i 7 ed i 25 lordi, cifra a cui vanno sottratte le spese, e, naturalmente, se un servizio non esce non viene pagato.

Tra i fotoreporter la concorrenza è disumanizzante, si deve combattere contro i giornalisti, spesso forniti di attrezzatura dai propri editori, che regalano le foto con il pezzo.
L’immagine che si ricava è di giornali come semplici contenitori di notizie, una sorta di scheletro lunare: la redazione crea i titolo e l’impaginazione, ma coloro che realmente producono le notizie non vi lavorano. Sono esterni, emeriti sconosciuti per la redazione, e non ricevono un fisso, seppure siano impegnati quasi tutti i giorni, a qualsiasi orario. [...]

Add to FacebookAdd to NewsvineAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to Ma.gnoliaAdd to TechnoratiAdd to Furl

Vita digitale, piccole soddisfazioni editoriali (e su carta)

Pubblicato in vita digitale da circospetto il 5 novembre 2008

la smorfia a priaruggia sul quotidiano nazionale

La stampa (quella vera, su carta), non si limita a “prelevare” zitta zitta le immagini da Flickr, ma comincia a utilizzarlo come uno dei tanti strumenti leciti di ricerca, chiede il permesso e cita la fonte. Non solo quando fa notizia, come nel caso del gruppo “Mettici la faccia“, l’iniziativa – prima digitale, poi su carta – anti-decreto Gelmini, messa in prima pagin dal Secolo XIX.

(continua…)

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 219 other followers