Lunedì musica & sociopolitica: Raul Castro canta L’oriente è rosso
Da NoCommentTV: in occasione della visita della delegazione della Cina (paese che, tra le altre cose, ha rimandato la riscossione del debito cubano di dieci anni) il fratello di Fidel ricambia la Guantanamera con cui lo accolgono gli studenti con qualche strofa in cinese di L’oriente è rosso, imparata nel 1953.
Via Shanghaist
Design diffuso: la poltrona Up di Gaetano Pesce (1969)
Design diffuso: Commenda di Pré, Olivetti Valentine (1968)

Avendoceli, i 300 € che chiedono al Porta e Prendi alla Commenda (il mercatino “dove portare le proprie cose vecchie, usate, i regali doppi e mai utilizzati per sbarazzarsene e magari ricavarci qualcosina” che dura fino a domenica) per la Valentine di Ettore Sottsass sono un’inezia (e nel weekend, dicono, i prezzi scenderanno). Oh, e c’è anche il televisore portatile Algol di Marco Zanuso e Richar Sapper per Brionvega (1964), ma era in un angolo troppo buio.
Giovedì, a Non Perdiamoci Di Vista c’è Fabrizio Casalino

Casalino/Pier Morbido fra gli altri, a NPDV, Rai Tre, ore 21.10, diretta anche in streaming.
La città analoga, Genova in Second Life

Costruita da ZenaZone, è visitabile (se avete scaricato il programma) seguendo la SLurl.
“Quando metti una tua immagine online, tutti possono vederla”
Posta con la Testa è una campagna di Save the Children Italia promossa in collaborazione con La7 che intende sensibilizzare i più giovani ad un utilizzo sicuro e responsabile delle nuove tecnologie.
Altri dettagli su sicurinrete.it. Il primo video della campagna, forse per via del cartone animato, era un filo meno angosciante (“…che cariiiino sto video!mandano un messaggio importante però delicatamente..complimenti…”).
Alberto Lattuada, dieci minuti della città anni Ottanta
…per le Colombiane, che arrivano sul blog dopo i quarantacinque minuti di Silvio Soldini per la Regione. Piratato da qualcuno, da vedere prima che la lunga mano della legge lo faccia svanire Regalati a tutti noi dall’Istituto Luce ecco dieci minuti di Genova anni Ottanta, che si sta ripulendo per la vicina Esposizione internazionale del 1992 (si nota qualche facciata dipinta di fresco), si finisce di costruire il Matitone e la macchina da presa rivela solo un assaggio dei moli che si stanno trasformando in Renzopianolandia sotto la mano di Renzo Piano (il cantiere del Porto Antico, visto dalla Sopraelevata, sarà rimasto sul pavimento della sala di montaggio).
Questo episodio di 12 registi per 12 città (1989) è diretto senza infamia e senza lode da un Alberto Lattuada (1914-2005) non vecchissimo, probabilmente solo svogliato. Genova è tra Firenze e Milano, dal minuto 15. (E sì, è vero, qui da noi YouTube si vede meglio, ma se volete sapere perché ve lo diciamo solo per email.)
Lunedì mash-up 1934-2006: Fedde Le Grand vs. Wilson & Keppel
La musica è del 2006: Put Your Hands Up 4 Detroit di Fedde Le Grand, un piccolo classico, nel suo genere; nel video saltellano gli emaciati e dinoccolati Wilson & Keppel, duo comico del music hall inglese degli anni Trenta e Quaranta famoso per la sua Sand Dance. L’accoppiamento giudizioso sedizioso audio+video è di Rik / Fadgadget80, da YT (e dove, sennò) e non solo funziona, ma sembra confermare la tesi di chi sostiene che Wilson e Keppel sono gli (involontari e non politically correct) antenati della break dance. Potete anche vederli con la musica originale, ovviamente (1934).
Reazioni alla sentenza Diaz: la lettera di Vincenzo Canterini

Diffusa da Vincenzo Canterini, il comandante del Reparto Mobile, della Celere di Roma, condannato a quattro anni di carcere (tre cancellati dall’indulto) e, come scrive Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, “il capo delle tre squadre del VII nucleo antisommossa che, per prime, invasero la Diaz e, armate dei micidiali manganelli ‘tonfa’ usati al contrario, bastonarono decine di ragazze e ragazzi, ferendone 82 e riducendone tre in fin vita”:
[...] Dopo 18 ore di servizio siamo stati chiamati di nuovo all´opera e ci è stato ordinato di entrare in piena notte, in un edificio che non conoscevamo, dicendoci che probabilmente vi avremmo trovato occupanti pericolosi ed armati.
Io e voi sappiamo benissimo cosa è successo, ci siamo guardati più volte negli occhi; e guardandoci abbiamo capito quanto fosse alta la nostra professionalità e quanto il cameratismo e la dignità di ognuno di noi si riflettesse nello sguardo di tutti gli altri.
Abbiamo perso una battaglia; ma quante volte ci siamo sentiti umiliati e forse traditi, quante volte chi ci aggrediva pensava di averci sopraffatto e poi si accorgeva che invece eravamo vivi e fieri di esser noi; quante volte abbiamo guardato in faccia i nostri antagonisti e quante volte abbiamo fatto in modo, anche se feriti nel corpo e nell´animo di dimostrare loro che i perdenti non eravamo noi, ma loro, che pensavano con la violenza ed il sopruso di poterci definitivamente sovrastare.
[ leggi la lettera per intero sul Secolo XIX ]
“La verità” commenta D’avanzo, tra gli altri, “è che nella Diaz non c’è stata nessuna colluttazione, non fu trovato nessun passamontagna, nessun bastone, nessuna catena, nessun maglio spaccapietre (come accreditò una sua relazione di servizio). La verità è che nessuno dei picchiatori di Canterini fu ferito (anche questo giurò) e i referti medici furono tutti manipolati.” “Una domanda, però”, conclude, “pretende una risposta subito. Canterini e i suoi “ragazzi” possono ancora restare nei ranghi della polizia?
Come fa notare un commento alla pagina del Secolo che la riporta:
Questa non è la lettera di un poliziotto, ovvero di un funzionario che ha il compito di difendere la legalità, che vede nel cittadino una persona da tutelare, che mantiene il giusto distacco e si pone al di sopra delle parti. Questa è la lettera di un combattente che si è scelto un nemico e lo deve annientare.
Foto da mentelocale.it
L’Atlas, D’un monde l’autre, la performance di Parigi e quella di ieri

In attesa che qualcuno pubblichi le foto dell’intervento di ieri (“la gigantesca forma è formata da 500 singoli pezzi che le persone che vogliono partecipare possono prendere e posizionare dove vogliono” in piazza Matteotti, di fronte alla galleria Il Trifoglio Nero, dove in serata inaugurava la sua personale) ecco uno scatto dall’evento parigino di maggio davanti al Centre Pompidou, di Piera Carcassi da Flickr. Da non perdere, in galleria, il video stop-motion della performance di Parigi! Dal comunicato:
L’Atlas è un artista parigino che parte dall’arte di strada e, dopo 10 anni trascorsi a realizzare graffiti su “tutti i supporti che la città poteva offrirgli” ha intrapreso percorsi per nuovi tipi di materiali conservando l’interesse per la città, le sue strade, le mappe mentali necessarie per abitarla.
[ Aggiornamento: trovate due serie di foto, grazie Palazzo Ducale! grazie (anonimo fotografo di) Repubblica! ]




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