Lunedì musica: Japanese Gum, Here She Comes
Grazie a eMpTV, che ha appena pubblicato il live dei Japanese Gum (“Costruzioni sonore che gravitano attorno a basi elettroniche I.D.M. colorate da tappeti chitarristici shoegaze e parti cantate, talvolta morbide, talvolta aspre”) a Varazze di ques’estate, il post di oggi è dedicato al duo ma, per cambiare, in versione intima, acustica e domestica (e buia). L’EP appena uscito si può acquistare online (o scaricare, “con possibilità di donazione libera”) e si può diventare fan del gruppo su Facebook. Dall’intervista di Patrizio Longo:
Davide: Penso che ci sia una sorta di “non luogo” immaginifico dove accade che un umore o uno stato d’animo si fissino per un po’ di tempo in più rispetto al normale… quando questo avviene e sono nella condizione mentale sufficientemente attiva di capirlo, prendo la chitarra e butto giù dei giri, accendo il computer e lavoro ad una ritmica, oppure prendo la penna e scrivo delle parole… solitamente succede a casa, ma per esempio la fase di editing delle ritmiche di “Chlorine Blue” l’ho svolto per la maggiore in treno col portatile e le cuffie.
Paolo: Questo lavoro non è stato concepito né in un giorno né in un posto in particolare. E’ solo un insieme di idee che abbiamo interiorizzato nel periodo di tempo in cui non stavamo componendo. Quando hai tutto dentro, poi hai solo da metterlo su traccia. Direi che il lavoro più grande è stato quello dell’editing piuttosto che quello del concepimento. Temporalmente “Part-Time Assholes” invece è piuttosto vecchia come composizione. Addirittura forse risalente a oltre due anni fa. Quindi si rifà più alle cose passate, mentre le altre due appartengono più alla nostra concezione di musica che abbiamo ora.


me l’ero perso
grande
vieni a qualche serata ddrama una sera di queste
fare due chiacchiere live sarebbe gran cosa