circospetto! genova «meglio che la franca brignola» *

Nando dalla Chiesa, “Natale in casa Pescetto”

Pubblicato in città da circospetto il 28 dicembre 2009

Ancora sul Natale, e questa volta non a proposito dei mercatini, anche se ci siamo lasciati la data alle spalle. L’occasione è un intervento di Nando dalla Chiesa, pubblicato su Repubblica (di carta) e sul suo blog. Il tema, se si volesse scherzare, sarebbe da catalogare sotto l’etichetta della “torta di riso” che è finita, dell’immagine che spesso la città dà di sé al resto del mondo con quella sua affabilità capace di cartavetrare i mobili. Intendevamo ripubblicarlo, visto che sul sito di Repubblica non c’era (e sul giornale del giorno prima, come si sa, ci s’involta il pesce) e l’abbiamo trascritto, salvo poi scoprirlo sul blog del dalla Chiesa medesimo (che da poco non è più consulente del Sindaco all’immagine della città – purtroppo, secondo noi – ma si occuperà solo della “Città dei Diritti”, vedi l‘articolo di qualche giorno fa di Wanda Valli).  Le righe che abbiamo tagliato per brevità, dunque, le trovate nel post dell’autore.

Chissà come sarà il Natale in casa Pescetto. Non è che una curiosa bizzarria. E ve ne spiegherò la ragione in questo raccontino autobiografico. L’altra sera, quella del grande gelo, sono arrivato a Principe verso le nove di sera. Viaggio avventuroso con premio finale: in stazione niente taxi e folto gruppo di viaggiatori in attesa. Decido di andare a piedi con il mio borsone per via Balbi ma, fatti pochi passi, iniziano ad arrivare folate di vento gelido. Cerco rifugio alla mia sinistra. Vedendo quattro o cinque ragazze sistemate su uno scalino che mi sembra proteggerle dal vento, ci salgo anch’io e mi metto dietro di loro, senza neanche rendermi conto di dove sono: ho gli occhi che lacrimano per il freddo e penso solo a quel che succede in strada. A un certo punto una voce furente mi assale da dietro. “Già non si può stare sullo scalino, ma dentro è veramente troppo.” Mi volto sorpreso e vedo uno con un camice verde e un distintivo da farmacista che mi guarda con astio. Oddio cos’ho fatto, penso. Lui imperversa: “Così mi fa aprire le porte automatiche.” Io realizzo di essere in un mini-atrio che dà sull’ingresso di una farmacia. [...]

Vada via di qua, insiste il farmacista, pelle bruna sui quaranta, perfetto accento genovese. Mi sposto sullo scalino dove fino a pochi istanti prima c’erano tranquille le ragazze e lui ancora: “Vuole scendere da quello scalino?” Io sempre più incredulo gli dico: “Grazie, lei è molto gentile.” Scendo e accanto a me scorgo un cartello incredibile. Invita “gentilmente” a non sostare in strada davanti all’ingresso della farmacia. [...]

Non penso alla solita questione: l’immagine che la città dà di sé, con una simile gentilezza o capacità di accoglienza [...] Ma penso con tristezza che quel piccolo atrio serviva a riparare delle persone (sottolineo: persone) in un momento di difficoltà. E che un farmacista (sottolineo: farmacista) le caccia via in malo modo senza che queste persone stiano ostruendo l’ingresso [...] Penso con nostalgia a quel commerciante di abbigliamento di lusso in corso Italia a Milano che sta di fronte alla fermata del tram e che quando arriva giù la pioggia non caccia i passeggeri in attesa ma addirittura tira giù le tende per aiutarli a proteggersi. [...]

Penso con sgomento a come sarei stato trattato se fossi stato un immigrato con la sacca delle sue mercanzie o un barbone. Penso allo spirito con cui sarà celebrato il Natale in casa del signor Pescetto (o come si chiama oggi il gestore di quella farmacia). Perciò vorrei fare a lui e ai suoi cari gli auguri più sinceri di Buon Natale. Sia pace in terra agli uomini di buona volontà.

[ Leggi il post per intero ]

Puntate precedenti

Largo Lanfranco, il video del No B Day (ieri)
Nando Dalla Chiesa (punto it), “Genova città aperta”
Palazzo Tursi 2.0, upgrade con Andrea Ranieri e Nando Dalla Chiesa

Una Risposta

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  1. Eros said, on 11 gennaio 2010 at 19:48

    Perchè ancora una volta reiterate l’accusa senza sentire l’altra campana?


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