circospetto! genova «meglio che la franca brignola» *

Lagaccio: “negri di merda”, comitati e cani sciolti (e tanta confusione)

Pubblicato in notizie, video da circospetto il 14 gennaio 2010

I due lati del cordone delle forze dell’ordine: in fondo al post video “a caldo”, caricato ieri da rem, qui sopra il video da GenoaMunicipality, arrivato oggi.

È curioso vedere come, in un quartiere simbolo dell’emigrazione dal Sud, cresciuto negli anni in cui nelle grandi città del Nord si potevano leggere cartelli con scritte come “Non si affitta ai meridionali” (quelli che “nella vasca da bagno ci seminano i pomodori”), si scateni l’intolleranza da parte di chi, probabilmente, la discriminazione in passato l’ha subita. E forse è proprio questo, il grande fascino (oscuro) della Lega: dare a chi si è sentito classe inferiore (i meridionali al Nord o i settentrionali che lavoravano all’estero – come dimostra questa straordinaria puntata di Blob) qualcuno da poter sentire inferiore a sé. E da discriminare.

Dal servizio di Giulia Piaggio e Serena Gargani per GenoaMunicipality:

Mercoledì 13 gennaio nel quartiere del Lagaccio, a pochi passi dal luogo in cui sorgerà la nuova Moschea di Genova, è andata in scena una partita di calcio in strada, giocata dai ragazzi della zona per sensibilizzare i cittidani all’integrazione e all’accoglienza di tutti, contro qualsiasi istanza razzista. Abbiamo raccolto le testimonianze dei partecipanti mentre a pochi metri di distanza, separati da un imponente cordone di forze dell’ordine, si svolgeva la manifestazione di opposizione promossa dalla Lega Nord.

Qualche appunto dalla stampa di questi giorni:

  • Il Secolo di ieri riassume le vicende della giornata. “I circa 200 manifestanti del Comitato cittadino Centro Est e Lega Nord contro la costruzione della moschea di Genova e i circa 100 manifestanti pro moschea dei Centri sociali, della Comunità di San Benedetto, Arci e altri associazioni si sono affrontati tra via Bartolomeo Bianco e ponte Don Acciai, tenuti ad un centinaio di metri di distanza da un imponente schieramento di Polizia e Carabinieri. Non c’è stato alcuno scontro fra gli opposti schieramenti, solo urla, slogan e canzoni al massimo volume.”
  • Marco Preve, su Repubblica di oggi (via il suo blog): “Dieci ragazzini accompagnati da un´educatrice risalgono via del Lagaccio e sbucano sullo slargo tra il ponte don Acciai e via Bartolomeo Bianco. Qualcuno ha già indossato le maglie, un altro ha il pallone sotto braccio. Gli hanno spiegato che parteciperanno ad un´iniziativa antirazzista ma a loro, come è giusto che sia, interessa soprattutto giocare a calcio. Per questo restano sorpresi quando sbucano dalla rampa e trovano i cordoni di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, e poi quel giovane pensionato che al megafono sta urlando con rabbia: «Tornatevene a casa o vi ci rimandiamo noi a calci nel culo».«Ci sono rimasti male, un paio di loro mi hanno chiesto se c´era la guerra, sono ragazzini di dieci, undici anni, italiani ma anche stranieri di varie razze e religioni che ogni giorno giocano assieme, e per loro può essere difficile capire» ha spiegato Ilaria, una dei responsabili di “Educativa Territoriale Centro West” del Centro Servizi per i minori e la famiglia del municipio Centro Ovest.
  • Marco Grasso e Daniele Grillo, dal Secolo di oggi: «Negri di merda, tornatevene al vostro paese». Ismael, Susi e tutti gli altri al loro paese, gli Stati Uniti, ci torneranno presto. Difficile che lo possano fare con un bel ricordo di Genova e dell’Italia, però. [...] I dieci ragazzi apostrofati in via Bari mentre tentano di raggiungere il centro della manifestazione vengono dalla scuola di giornalismo del John J. College, ramo dell’Università di New York. [...] «Ci sono rimasta molto male – confessa [una delle ragazze], dal colore della pelle mulatto – Non pensavo di poter finire a essere un bersaglio, negli Stati Uniti non mi è mai successo nulla di simile».
  • Elsa Franscini, sul Padano di oggi: “Le moschee incombono come un’autentica maledizione e, come sempre accade dovunque spunta la Mezzaluna, il clima s’arroventa: così avviene anche a Genova e a Ravenna. Nel capoluogo ligure centinaia di cittadini sono scesi in strada al Lagaccio, quartiere destinato dalla giunta rossa ad ospitare la piazzaforte islamica, per gridare che la moschea non passerà. Almeno in 400 si sono ritrovati in via Napoli per dar man forte ai rappresentanti dei vari Comitati spontanei (in primo piano quello del Municipio Centro Est) e ai militanti del Carroccio.”

E due appunti dal passato:

  • Il presidente del municipio Aldo Siri, tra quelli che hanno preso la parola, ha dichiarato al Secolo: «Il sindaco Marta Vincenzi non ha il coraggio di venire al Lagaccio e si ricorda solo ora del quartiere per costruire la moschea. Nel nostro quartiere non manca la moschea ma mancano i servizi sociali». Toni più moderati, rispetto a un mese fa, quando era stato ripreso da Roberto Cassinelli, parlamentare e vice coordinatore regionale del Popolo delle libertà in persona. Da CittàDiGenova:
    “Siri aveva parlato di ‘rivolta’ e ‘guerra civile’, se il Comune avesse approvato la costruzione del luogo di culto islamico. Ma per Cassinelli, si è trattato di parole troppo dure, ed è arrivato il richiamo all’ordine per il presidente del Municipio: ‘Una persona con responsabilità istituzionali non può parlare così’”.
  • Quanto ai modi del dibattito sul luogo di culto, già qualche anno fa i “difensori della cristianità”, ora che il Dio Po e il matrimonio “celtico” (Roberto Calderoli, 1998: “Sabina sarai la mia sposa. Giuro davanti al fuoco che mi purifica. Esso fonderà questo metallo come le nostre vite nuovamente generate”) non servono più alla lotta politica, avevano scatenato le ire dei vertici ecclesiastici. Riportava Donatella Alfonso nel 2006 su Repubblica:
    “«LA FIEREZZA di essere cristiani si dimostra con una vita autenticamente evangelica, senza sconti in un nessun campo, con il rispetto di tutte le religioni e di tutti i simboli sacri, e non con le intemperanze e le provocazioni». La nota che arriva dalla Curia arcivescovile è anonima, ma si percepiscono nettamente i fulmini di Tarcisio Bertone contro Edoardo Rixi, il capogruppo leghista a Palazzo Tursi che in una lettera riportata da Repubblica ha attaccato il cardinale arcivescovo accusandolo di ‘leggerezza’, definendolo difensore dell’Islam che ha travisato i reali pericoli che corrono i cristiani”.

Puntate precedenti

La moschea a Genova: Marta Vincenzi, la scelta del Comune
WebTV: la moschea a Genova, dibattito e video di Genoa Municipality
Moschea, l’incontro al Lagaccio di venerdì scorso
Largo Lanfranco, i nuovi svizzeri: il no alla moschea va in tv
Lagaccio: “Diamo un calcio al razzismo”, si suona e si gioca in strada

2 Risposte

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  1. Antonio said, on 22 febbraio 2010 at 00:07

    ognuno a casa propria, Italia agli italiani. Il calcio andrebbe dato a qei buonisti da mezzo soldo bucato grazie ai quali casa nostra è piena di feccia immigrata delinquente e balorda… criminalità alle stelle,sporcizia,malattie importate scomparse da tempo in occidente, costi enormi di “accoglienza”(paga pantalone) e mantenimento in carcere, inflazionamento salariale, fuoriuscita di denaro tramite rimesse (ideale in tempi di crisi!), scrocco di risorse sociali destinate altrimenti agli italiani bisognosi, terrorismo (Milano,Rosarno ed è solo l’inizio)… belle “risorse” importiamo e poi pretendono pure con arroganza! Che si chieda democraticamente agli italiani cosa fare invece di dare per scontato il peloso buonismo rosso sempre e comunque.

  2. giorgio anderson said, on 13 novembre 2011 at 06:59

    Per me sono tutte schiocchezze! Il colore della pelle degli occhi o dei capelli, la religione, la lingua, sono differenze ininfluenti. Esistono persone per bene e non per bene in qualunque parte del mondo, in qualunque paese a qualunque latitudine, ho conosciuto tedeschi stronzi per esempio, eppure non mi sognerei mai di dire che tutto il popolo tedesco e’ un popolo di stronzi, solamente perche magari ne ho conosciuto qualcuno che lo era, siamo persone non formiche, no siamo tutti uguali per fortuna, la tolleranza e la capacita di ascoltare e capire gli altri con buon senso, ci puo aiutare a superare qualunque diffidenza. Non esistono italiani e immigrati, esistono solo persone che possono essere oneste o disoneste, per bene o per male, e chiunque faccia qualcosa “per bene” o “per male” se ne assume individualmente la responsabilita o i meriti, senza cercare alibi ne pretesti. Ognuno sceglie come vuole e crede di dover essere, in coscienza come individuo e come persona,prima che come italiano, africano, cinese o arabo.


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