circospetto! genova «meglio che la franca brignola» *

La spia austriaca era veramente “Gallotti di Pavia ingegnere” (19/1/1852)

Pubblicato in città da circospetto il 19 gennaio 2010

Dalla Gazzetta del Popolo:

LA SPIA AUSTRIACA DI GENOVA

Resta oramai fuor di dubbio che la spia di cui abbiamo annunciato l’arresto in Genova nel nostro ultimo numero è veramente Gallotti di Pavia ingegnere, il quale nel 48 fu maggiore nelle truppe lombarde e comandò la fortezza di Pizzighettone, e fu in seguito assegnato al deposito di Biella, donde per condotta immorale venne cacciato dopo essere stato cassato dai quadri dell’armata.

Le sue relazioni molteplici col codinume, la sua abilità nella sua professione lo rendevano per l’Austria una spia importante. Oltre al trovarsi in possesso dì tutti i documenti già da noi specificati, quest’uomo abbominevole (e questo fu scoperto nella perquisizione fatta al suo alloggio) aveva già i piani delle città di Casale, Alessandria, Novara, Vigevano, Genova con tutti i più minuti particolari circa le truppe di presidio.

Si dice oltre a tutto ciò (e questa e cosa veramente dolorosa) ch’egli abbia nella armata nostra un parente vicinissimo discretamente ben graduato, e incaricato di cose gravi. Questo è doloroso, ripetiamo, perchè quel parente può essere perfettamente leale, eppure dopo la terribile scoperta di Genova, restano imposti naturalissimamente al Ministero obbliglii assoluti. Speriamo essere intesi.

Ora è un fatto oramai non solo moralmente provato (come lo fu sempre) ma anche legalmente, che l’Austria c’insidia nella più sfacciata maniera.

Se un nostro piemontese nel modo più innocente del mondo, e per mera inavvertenza si fosse trovato in possesso d’un libero giornale piemontese sul territorio austriaco, e fosse stato scoperto, sarebbe stato assoggettato a consigli di guerra, e condannato alla bastonata, o al carcere duro. Peggio poi mille volte, se il suo viaggio avesse avuto il minimo scopo politico. La morte sarebbe stata sicura.

E noi in piena pace coll’Austria ne siamo infamissimamente insidiati per mezzo di turpi agenti: questi si voltolano in mezzo al brago del codinume, e lo stimolano a tradimenti; spiano i pensieri, le azioni dei bravi nostri ufficiali, della truppa tutta, lo spirito della guardia nazionale per render gli uni e gli alili vittime di neri tradimenti; seminano i rancori e lo spinto sedizioso, e infamie in somma d’ogni genere per procacciar la rovina del governo, della nazione e delle instituzioni

Ebbene, la Provvidenza ci fa scoprire uno di questi iniqui agenti, e il governo nostro si sarà contentato o sì contenterà di farlo tradurre alla frontiera?

Ciò sarebbe vergognosa pusillanimità, sarebbe un incoraggiamento ad ulteriori trame dell’Austria, sarebbe un abbandono schifoso dei nostri interessi, del nostro presente, del nostro avvenire.

Noi abbiamo il diritto di trattar l’Austria con reciprocità.

Se quel Gallotti è ancora (come abbiamo da sperare) nelle mani del governo nostro, egli deve essere sottoposto a processo come peggio che assassino, poiché l’assassino non insidia che alla borsa di individui, mentre l’infame agente austriaco insultava alla borsa, alla vita, all’onore di una intiera nazione.

Dev’essere sottoposto a processo per iscoprìre i complici.

Se il governo nostro non farà in questo caso la giustizia che altamente la nazione domanda, qual concetto dovrà farsi di esso questa nazione che non avrebbe più difesa contro le austriache insidie? Qual retto giudizio potrebbe la nazione formarsi su queste insidie, per sapersi almeno da se stessa difendere? Per evitare il pericolo di cadere inavvedutamente nella trama?

Ah sarebbe tremendo l’effetto prodotto su questo popolo piemontese se una infame spia austriaca avesse potuto impunemente congiurare cosi la nostra rovina, e poi, scoperta, essere rilasciata.

Imperocché ricordatevi ben bene questa tremenda coincidenza! La mano di Dio ha fatto scoprire in questi giorni stessi quell’agente austriaco, in questi giorni stessi in cui Torino ragiona di quei suoi aristocratici che han passata la famosa serata in casa dell’ambasciadore austrìaco, immemori (certo per mera sbadataggine) di quante miglia e di quanti anni li separano dal campo di Novara! Mentre parecchi aristocratici piemontesi ballavano e discutevano innocentemente in quella casa, il Gallotti, spia austriaca, prendeva i piani delle nostre fortezze, faceva il professore d’acustica nei nostri caffè, spargeva l’infame veleno della sua lingua dove poteva, congiurava alla nostra rovina!

Ancora una contradanza, o Piemontesi e Lombardi invitati dall’ambasciatore austriaco! Non badate al sudore che ciò vi farà perdere dai vostri pari… ben altra cosa può perdere intanto l’insidiata vostra patria per gli agenti austriaci!

Che lezione…

L’indegnazione che ferve nell’animo nostro non ci farà però scordare di rendere per quanto possiamo splendida giustizia al patriottismo, allo zelo dimostrato in questa circostanza dai valorosi militari della guarnigione di Genova.

Il loro furore contro là spia austriaca, il loro desiderio di mostrargli ben bene per prova quale fosse lo spirito dell’armata piemontese era al colmo.

Il loro contegno è stato una buona lezione per l’Austria, pei suoi agenti, e per tutti gl’ignobili detrattori dell’esercito nostro.

Onore a quei bravi militari, onore a quel bravo ufficiale bersagliere che procurò l’arresto dell’infame spia; onore a chi lo eseguì, e speriamo di poter dire tra poco «onore a quei giudici che hanno liberata la società di un mostro, confinandolo nella meritata galera.»

Puntate precedentiCaffè della Flora, catturata una spia austriaca (14 gennaio 1852)
I Reali Carabinieri hanno sfrattato la spia austriaca? (17/1/1852)

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