Villa Luxoro: Sassi al diavolo? Ormai il reato è prescritto

Scena: anni Sessanta, prima del grande disboscamento, anzi, del “riordino”, quando il parco era ancora una giungla e nei fondi (e nel sottotetto) della villa abitava ancora qualcuno (gli ultimi servitori dei Luxoro?). Perpetratori: un gruppo di minorenni, dunque facili all’atto impulsivo. A dire il vero, i minorenni in questione frequentavano il vicino asilo delle suore del Sacro Cuore.
In quei giorni, meno di un decennio prima dell’arrivo di quelli che sarebbero stati chiamati “i drogati”, l’unica cosa che poteva spaventare i minorenni di cui sopra, sbucando all’improvviso da un cespuglio, con un ghigno sul muso (le buone sorelle erano state chiare, e insistenti) non poteva essere che il diavolo. Il quale, appunto, si meritava le sassate anche se, per qualche motivo, se ne restava sempre impietrito e se le prendeva.
Se il Museo Luxoro, ospitato tutt’ora nella villa cui il parco appartiene, si fosse preoccupato di sistemare almeno una targhetta con qualche spiegazione, magari i genitori degli impulsivi minorenni in questione avrebbero potuto spiegare loro che la spaventosa figura dalla barba caprina e dalle orecchie a punta (ormai non più, vedi sopra) non era che l’erma di un fauno, o di un satiro, o di Pan in persona, ognuno dei quali avrebbe avuto ogni diritto di risiedere in un boschetto.
Conseguenza: reato di danneggiamento di un bene culturale. Di chi la colpa? Collettiva, potremmo dire oggi: dei minorenni, innanzitutto, che sappiamo come sono; del museo, per omessa didascalia, da cui dipende la persistente ignoranza dei suddetti; e delle suore. I “fiori a Gesù” venivano portati con una certa frequenza, ma tirare i sassi al diavolo dava un brivido diverso. Ormai anche questo reato è prescritto. Ma prescrizione non vuol dire assoluzione.


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