circospetto! genova «meglio che la franca brignola» *

La città che cambia: si ristruttura l’ex convento dei SS Giacomo e Filippo

Pubblicato in città da circospetto il 14 luglio 2010

Risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia dell’ex convento dei Santi Giacomo e Filippo / Progetto GRP Pellegrino Architetti Associati – Arch. Giovanni Pellegrino / Direzione lavori Sibilla Associati – Ing. Antonio Sibilla / Proprietà San Bartolomeo SRL / Iniziativa immobiliare coordinata da SPIM SpA e TORRE ELAH Srl.  

In via d’estinzione, dunque, i ruderi dei bombardamenti dell’ultima guerra a soli sessantacinque anni dalla sua fine. Le operazioni  più recenti sono avvenute nel centro storico: prima la chiesa (o quel che ne rimaneva) di Santa Maria in Passione, in cima alla collina di Castello e oggi appendice della Facoltà di Architettura; poi piazza Sarzano, con un palazzo d’abitazione che è andato a mimetizzarsi tra quelli rimasti, e l’attuale palazzo dei Mattoni Rossi di Piazza Cavour, che è andato a prendere il posto – con qualche polemica per lo stile poco adatto alla Ripa, rinominata “Waterfront”  -  di una voragine che aveva portato alla luce elementi romani, e piazza delle Erbe, di cui resta ancora da sistemare una fetta.

Il nuovo progetto è più centrale e in una zona in cui il prezzo degli immobili a metro quadro non è paragonabile alla collina di Castello; a maggio GenovaPost ci spiegava che l’operazione è a metà tra il pubblico (la proprietà) e il privato (l’intervento):

Il monastero, uno dei più grandi della città, costruito nel 1224, sarà profondamente trasformato: [...] La ristrutturazione è curata dalla società San Bartolomeo, partecipata, al 55%, tramite Tono 2 da Spim (quindi dal Comune di Genova, proprietario dell’immobile) e, per il 45%, dalla società San Bart del gruppo Elah. [..] Una parte dell’edificio, l’oratorio al piano terra, con affreschi di Andrea e Nicolò Carlone, ospiterà un ufficio aperto al pubblico di Iride.

Primocanale, nella stessa occasione, riportava le parole di Marta Vincenzi:

“La città vuole continuare al meglio nel recupero dei suoi luoghi e in questo caso recuperiamo un luogo storico messo in ombra dai bombardamenti della guerra – ha detto Vincenzi – Simbolicamente, si cambia pagina con un’operazione che compone interessi pubblici e privati e mi auguro che i lavori vengano terminati entro il 2011″.

Si va finalmente a toccare – e in una delle aree in cui il prezzo degli immobili a metro quadro non è dei più economici – un edificio storico e dagli affreschi di pregio di cui, nei decenni, ogni tanto crollava quietamente una parte. Riproponendo la domanda filosofica: quando crolla un monastero trecentesco e nessuno lo sente questo fa, metaforicamente, rumore?

Repubblica ha una galleria di immagini, alcune delle quali scattate a prudente distanza; tra queste si vedono alcuni affreschi, negati per decenni alle legioni di studenti di storia dell’arte che non volevano rischiare il brivido storico-artistico di prendersi un mattone in testa.

Puntate precedentiLa città che cambia: coprire, scoprire e ricoprire il Bisagno (1935-2010)
La città che cambia: un pezzo di Poste lascia posto a un pezzo di Metro
La città che cambia: si “mette in sicurezza” il rio Fereggiano

Una Risposta

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  1. Anonimo said, on 3 settembre 2010 at 17:50

    ma quelli, non sono i camion della eco.ge?


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