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“I poliziotti del G8 esigono chiarezza: chi ha disonorato la divisa paghi”

Pubblicato in città da circospetto il 26 agosto 2010

Il tema dell’ordine pubblico è delicato e i poliziotti non sono tutti uguali. Ci sono quelli che hanno lavorato per la sua smilitarizzazione e quelli che hanno “Faccetta Nera” nella suoneria del cellulare. Ieri il Secolo XIX ha pubblicato la lettera di alcuni sindacati di polizia che ribadisce il concetto. “Occorre chiedere come possa lavorare un poliziotto”, è una delle domande che si pongono gli autori. “Con quale autorevolezza può svolgere il suo compito a fronte di certe campagne mediatiche?” Ai profani verrebbe da replicare che, finché gli stessi corpi di polizia non avranno fatto chiarezza al loro interno, una risposta non c’è. E sono passati quasi dieci anni, non dimentichiamolo.

Il primo agosto sul Secolo XIX è apparso un articolo dal titolo “I poliziotti del G8 hanno disonorato e tradito l’Italia”. I poliziotti del G8 hanno disonorato e tradito l’Italia, ma sono anche i primi che esigono chiarezza ed esigono che chi ha disonorato la divisa paghi.

È giusto che i cittadini conoscano il disagio della polizia: i poliziotti del G8 sono anche quelli sulle “volanti” che negli interventi si trovano davanti a realtà che solo il poliziotto può immaginare, realtà che spesso formano un groppo in gola e si vorrebbe piangere ma non si può.

Quelli che in vent’anni di servizio sulla strada hanno visto decine di cadaveri e di questi se ne ricordano l’espressione. Fotografie che sono tutte lì, nella testa.

Quelli che quando contengono i manifestanti che battagliano per posto di lavoro poserebbero volentieri casco e sfollagente e si metterebbero dalla parte della barricata, con i manifestanti.

Quelli che conoscono come funziona un sistema democratico e, se colui che legifera non piace, lo si cambia; spetta al cittadino e non al poliziotto decidere.

Quelli che da dieci anni fanno introspezione su quanto accaduto al G8, analisi seria senza alcuna propensione a difese corporative; gli errori ci sono stati, i crimini anche, eccome.

Quelli che hanno atteso le sentenze che hanno stabilito una verità processuale la quale ha individuato delle incontrovertibili verità; quelli che hanno vissuto questi dieci anni sperando che lentamente ed al di fuori delle logiche e emotive emergesse la verità e finalmente venissero individuati e puniti i responsabili.

Abbiamo lavorato tanto affinché la Polizia di Stato acquisisse un vero contatto col cittadino ed entrasse a pieno titolo nel tessuto sociale, grazie alla sindacalizzazione e all’apertura verso l’esterno, affinché i poliziotti divenissero prima cittadini e poi Operatori di polizia: oggi, invece, ci troviamo sempre più all’angolo, sempre più distanti da quelle aperture.

Al G8 c’erano anche coloro che non hanno disonorato nessuno e non hanno perpetrato alcuna manovra di destabilizzazione sotterranea perché credono negli ideali di giustizia e libertà.

Occorre chiedere come possa lavorare un poliziotto. Con quale autorevolezza può svolgere il suo compito a fronte di certe campagne mediatiche?

Assicuriamo che la nostra forza istituzionale durante gli interventi non deriva mai dall’avere una pistola al fianco, ma dall’essere credibili ed affidabili.

Sono emerse lampanti responsabilità nella vicenda del G8 ma la Polizia è fatta da oltre 100.000 persone e fra questi quelli che si sforzano per arrivare sugli interventi nonostante i pochi mezzi a disposizione.

Siamo anche quelli che aspettano che i propri vertici assumano delle posizioni a difesa dei poliziotti che hanno sempre lavorato in maniera onesta e leale e guardano sgomenti le progressioni in carriera di coloro che ricoprivano i vertici della Polizia all’epoca del G8.

Roberto Traverso, segretario provinciale Silp-Cgil
Massimo Valeri, segretario provinciale Sap

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