Cinema e architettura, i misteriosi territori urbani di Stalker

Questa sera alle 21 penultimo appuntamento di Futuri imperfetti, la rassegna cinematografica organizzata da CinemArch nell’ambito del corso di Piero Millefiore, docente della Facoltà di architettura di Genova. La tappa di oggi è Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij (1932-1986), opera molto amata e da molti, considerato uno dei più bei film di fantascienza, nonostante trascenda l’idea che si ha del genere.
Tratto da un romanzo di Arkadi e Boris Strugatski e girato, dopo anni di pubbliche ostilità, grazie a un permesso speciale del Presidium del Soviet Supremo, come ci racconta Wikipedia,
“Stalker” racconta un viaggio all’interno di una misteriosa Zona, in cui si dice che esista una stanza in cui si esaudiscono i desideri. Protagonisti del viaggio sono lo stalker, cioè la guida che sa come muoversi dentro la Zona, uno scienziato e uno scrittore. Lo sviluppo narrativo è assolutamente essenziale, quasi inesistente, ma il film è uno dei più suggestivi girati da Tarkovskij. Lentissime carrellate su pavimenti d’acqua, dialoghi filosofici e un’atmosfera da apocalisse post-atomica, che impregna ogni immagine, rendono il film enigmatico e sfuggente, probabilmente il vertice figurativo del cinema di Tarkovskij.
A presentare il film è Stalker-Laboratorio di arte urbana di Roma, un gruppo di architetti che – come i genovesi A12 e i torinesi Cliostraat – si è formato a metà degli anni Novanta, facendo proprio il titolo del film di Tarkovskij, per discutere e studiare e anche per progettare al di fuori degli spazi canonici, uno di quei gruppi “che hanno scelto – come ha scritto Piero Millefiore in un articolo sui giovani architetti a Genova – il territorio come campo d’azione, il ‘non-luogo’ come luogo di nuove molteplici potenzialità, nel tentativo di sovrapporre a questi spazi e alle loro rappresentazioni convenzionali il tessuto sociale e relazionale che gli appartiene”. Ed è proprio la misteriosa “Zona” di Stalker a suggerire un modo per avvicinarsi agli spazi urbani, un modo per intendere il ruolo di chi, come gli architetti, lavora nella (e sulla) città.
La zona è forse un sistema molto complesso di insidie… non so cosa succede qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi… la zona in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo… ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi.
Aula magna della Facoltà di architettura, ex Chiesa di San Salvatore, piazza Sarzano, ore 21.
Genova Urban Lab / Renzo Piano: il ponte sul Polcevera può restare

Lunedì il secondo incontro del “laboratorio urbano“, con cui il Comune sta ridisegnando le aree critiche della città, ha precisato i punti emersi in quello di ottobre:
un parcheggio di interscambio da tremila posti nella zona dell´Elicoidale – scriveva Donatella Alfonso sulle pagine di Repubblica – e, soprattutto, una «secante» sotterranea, una corniche sotto le colline dal casello di Genova Ovest verso levante, uscendo nell´area di Terralba o nelle immediate vicinanze: per evitare il passaggio attraverso il centro oltre che a diminuire a sua volta le dimensioni e l´impatto del tunnel sotto sotto il porto, e soprattutto degli svincoli su San Benigno
e si è concluso con alcuni punti fermi: la revisione del nodo di San Benigno, il prolungamento della passeggiata dalla Darsena al Terminal Traghetti, un maggior equilibrio tra verde e costruzioni sulla collina degli Erzelli e la “auspicata” conservazione del ponte sul Polcevera, costruito da Riccardo Morandi nel 1967 ad unire la “strada autocamionabile Genova-Valle del Po” voluta da Mussolini negli anni Trenta alla Genova-Savona. Con un nuovo percorso che alleggerisca il traffico di attraversamento della città (oltre il 50% del totale) della Sopraelevata, il ponte Morandi potrebbe portare direttamente in centro, riferisce ancora Alfonso sulle pagine (per ora ancora di carta) della Repubblica di lunedì:
«Del Morandi auspichiamo la permanenza», dice l’architetto alla fine della riunione mensile dell’Urban Lab. Attacco alla gronda? Niente raddoppio? «Non è detto, facciamo una cosa alla volta – ribatte la sindaco – L’autostrada diventa strada urbana, ma non è un sostitutivo della gronda, che ci va benissimo. Però c’è da discutere.»
Città future e corpi post-umani a Sarzano

Fantascienza e poesia, animazione 3D e fumetto, città del domani e tecnologia digitale di oggi (e, per giunta, antiche divinità egizie). Nella tappa di oggi del percorso di Futuri imperfetti, la rassegna cinematografica organizzata da CinemArch nell’ambito del corso di Piero Millefiore, docente della Facoltà di architettura di Genova, i motivi per appassionarsi sono parecchi.
Il film è Immortal [Immortel (Ad Vitam), 2004] di Enki Bilal, autore di fumetti e regista, ispirato alla sua graphic novel intitolata La Foire aux Immortels (1980) e con la colonna sonora (anche) dei Sigur Rós. Nella visionaria New York del 2095, in cui esseri umani geneticamente modificati vivono in mezzo al resto della popolazione, una misteriosa piramide appare nel cielo: gli dei dell’Egitto stanno giudicando Horus, dal corpo d’uomo e dalla testa di falco. Se poi vi è piaciuto, nel sito ufficiale del film ci sono anche alcune scene inedite.

Gli incontri si tengono nell’aula magna di Architettura, l’ex chiesa di San Salvatore in piazza Sarzano, alle 21; anche se si può contare sul quarto d’ora accademico di ritardo, i posti migliori vanno via presto. Portatevi il popcorn e soprattutto copritevi parecchio, perchè si gela!
Genova Urban Lab, Vincenzi e Piano all’appuntamento di novembre

Renzo Piano, Amanda Burden e Richard Rogers al Galata-Museo del Mare, settembre 2007
Genova, 29 settembre. Quattro grandi firme si incontrano in Municipio col Sindaco e poi con la città al Museo del Mare per annunciare che si affronteranno grandi temi, di qui in avanti: infrastrutture, ambiente e urbanistica.
Renzo Piano, Richard Rogers, Amanda Burden, Oriol Bohigas e il sindaco di Genova Marta Vincenzi si incontrano al Galata Museo del Mare per l’inizio dei lavori relativi al Piano Regolatore di Genova.
Nella conferenza stampa di restituzione del lavoro svolto dal “Tavolo delle Idee” vengono presentate le regole fondamentali di lavoro di “Urban Lab”, che saranno trattate con l’obiettivo - come spiega Renzo Piano - “di definire la città ideale: Genova Città Sostenibile”.
Non è necessario che le cose si facciano, ma si devono anche vedere, e il sito del GenovaUrbanLab mette in rete le numerose foto e gli ancora più numerosi video dell’evento (e non vediamo l’ora che sia aggiornato, perché è ancora fermo alla data fatidica). Gli architetti, scrive Donatella Alfonso su Repubblica,
torneranno due volte l’anno, a vedere la progressione dei lavori che saranno portati avanti da un team di giovani architetti e laureandi, scelti con un concorso internazionale, che affiancheranno i tecnici comunali nell’Urban Lab, il laboratorio da cui nascerà il Prg, allestito per il momento nel Galata Museo del Mare in Darsena. Si trasferirà tra otto-nove mesi sulla barca-studio da 28 metri che sarà appositamente allestita da Fincantieri, attraccata nello specchio acqueo davanti al museo, su quel waterfront ancora in buona parte da ridisegnare.
E oggi Piano (il manifesto ha pubblicato una lunga intervista con lui) è tornato, anche se non sulla nave, al Galata all’appuntamento mensile per fare il punto con Sindaco (che ha mantenuto per sé la delega all’urbanistica) e tecnici sull’avanzamento della revisione del piano regolatore. Dell’incontro ha fatto cenno, a quanto sembra, solo la Gazzetta del Lunedì, di cui riportiamo uno stralcio. L’incontro di questo mese
sarà dedicato soprattutto alle infrastrutture, presumibilmente anche alla luce del recente incontro del Sindaco con il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, dedicato alla “gronda” autostradale. Anche se la “gronda” non spetta a Tursi, l’amministrazione comunale è direttamente coinvolta, anche per l’impatto che il passaggio della bretella autostradale avrà sul territorio, visto che, secondo le stime, sarebbero circa 600 le famiglie “sfrattate” dal passaggio del nuovo asse autostradale e che quindi dovrebbero essere ricollocate altrove.
La foto del giorno. C’è la nebbia!

a_fog’s_tale di VeryValery, da flickr.
Fahrenheit 451: bruciano i libri e noi li ricordiamo
Proseguono gli incontri nell’aula magna della facoltà di Architettura, dove CinemArch propone il ciclo di seminari dal titolo Futuri imperfetti, progetto che “nasce dalla volontà di proporre un momento d’incontro e di dibattito sui temi specifici dell’architettura e sull’uso di altri linguaggi a questi connessi, quali il cinema e le arti visive, fondamentali per un lettura e una comprensione della società contemporanea”.
La scorsa settimana il tema era Tron (1982), mentre questa sera è la volta di Fahrenheit 451 (1966), il film che François Truffaut ha tratto dall’omonimo romanzo di Ray Bradbury (1953), ambientato in un futuro in cui i libri (e il pensiero critico) sono proibiti. Il lavoro del protagonista all’inizio del film è proprio quello di bruciarli, ma c’è chi li ha imparati ha memoria…
Le famose scene della monorotaia sono state girate a Châteneuf-sur-Loire nell’impianto sperimentale della francese SAFEGE e in rete si possono vedere alcune immagini di ciò che ne resta, in un sito da cui abbiamo prelevato la nostra.
(Nota storica di colore locale, dato che si parla di memoria: nei terribili anni Ottanta Fahrenheit 451 è stato anche il titolo di un hit del gruppo genovese degli Scortilla prima che Pivio, una delle sue colonne, diventasse un noto autore di colonne sonore per il cinema.
Grazie a quella macchina del tempo che è diventato YouTube, oggi è possibile riascoltarlo.)
Renzo Piano & la nuova sede del New York Times

NYT_building_1 di ytf_nyc, da flick
In attesa di scoprire se la “Grigia Signora” metterà sul suo sito un video dell’inaugurazione per “inserzionisti, government officials e altri invitati”, per vedere qualche immagine della nuova sede del New York Times progettata dal Renzo Piano Building Workshop che viene inaugurata oggi ci affidiamo ai contributi della rete. Chi ha tempo può cercare nel sito ufficiale di RPBW (armandosi di pazienza, perchè la navigazione non è facile: bisogna cliccare projects > all projects > the new york times building > images e, dato che le pagine sono in flash, non possiamo mettervi i link) e del partner FxFowle Architects (idem: si deve cliccare su work > new york times building). Possiamo anche ringraziare chi ha caricato qualche breve filmato su YouTube dell’edificio in costruzione, dandoci così modo di farcene un’idea “in movimento”. Eccco l’esterno e l’atrio:
Per una lunga intervista a Renzo Piano sul tema (in inglese, del 2002), condotta da Charlie Rose (pensate a un Corrado Augias statunitense, ma meno sulfureo) per la PBS-Public Broadcasting Service, invece, potete seguire questo link su YouTube (oppure questo su Google Video, dove si vede meglio).
Sull’edificio ha realizzato un reportage visibile in rete la grande fotografa Annie Leibowiz. Chi volesse affittare un ufficio nel palazzo, come hanno già fatto importanti studi legali, può anche consultare le piante online.
◊ ♦ ◊ aggiornamento ◊ ♦ ◊

[20/11] Oggi Nicolai Oroussoff, il critico d’architettura del NYT, esamina il risultato (non senza muovere qualche appunto) del progetto in una serie di animazioni online, complete di panorama a 360° della redazione, della caffetteria e del panorama della città che si vede dalla cima. Collocata, con un certo understatement, a metà della home page sotto la voce “recensioni d’architettura”, la presentazione è accompagnata dalla voce narrante dell’autore.

Il giardino dell’atrio; sullo sfondo, l’auditorium.
[Vedi anche: Genova Urban Lab, Vincenzi e Piano all’appuntamento di novembre]













