circospetto! genova da un altro punto di vista

Bogliasco, a marzo si fa surf: West Side Surf Open (2005)

Pubblicato su reportage, video by piazzamanin su Marzo 25th, 2008

Surf a Bogliasco (marzo 2005)

Sono arrivate su YouTube le immagini del West Side Surf Open del 12 marzo 2005, riprese e montate da Paolo Aralla; Giuseppe Repetto, sul suo sito, ha anche una bella galleria di scatti fotografici dell’evento (da cui abbiamo preso l’immagine qui sopra).

Primo classificato, Nicola Bresciani, seguito da Lorenzo Castagna e Marco Urtis.

West Side Surf Open, Bogliasco 2005

Reportage: Romanengo, la fabbrica del cioccolato (e non solo)

Pubblicato su reportage by piazzamanin su Marzo 16th, 2008


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Set di immagini di Giovanna Santinolli, da Flickr.

La ditta Pietro Romanengo fu Stefano nasce a Genova nella seconda metà del ‘700 per opera di Antonio Maria Romanengo che aprì in via della Maddalena un negozio di droghe e generi coloniali.

Il nome della ditta divenne noto non solo a Genova e cominciarono le forniture a personaggi eminenti come la duchessa di Parma, la duchessa Galliera, Giuseppe Verdi, le cui lettere sui canditi di Romanengo sono conservate nel museo del teatro della Scala di Milano, e anche il principe Umberto, in occasione delle sue nozze con Margherita di Savoia nel 1868. Nell’archivio storico del comune di Genova ne è conservata l’ordinazione: “Frutti canditi, demisucres, bomboni eleganti e piccole bomboniere in metallo dorato con pastiglie”.

I metodi di produzione di Pietro Romanengo fu Stefano sono ancora oggi fedeli ai ricettari dell’antica figura professionale del “confiseur-chocolatier” e all’arte genovese della canditura.

Gheddafi, l’Italia e l’autostrada: arriva sul web il reportage di Paolo Crecchi

Pubblicato su reportage by piazzamanin su Marzo 14th, 2008

L’autostrada per la Libia

Davanti al pontile del Green Stream ci sono soldati in armi, divisa blu e stemma verde sul berretto.

La via Balbia li evita, scarta all’interno e poi si stende sul litorale che corre verso Tripoli, la capitale, accarezzando spiagge di sogno. Il turismo sarà il futuro grande business della Libia post-embargo, nuovamente rispettata dal consesso internazionale e addirittura accolta nel consiglio di sicurezza dell’Onu: mare, dune, oasi, tesori archeologici. L’Italia non può e non vuole lasciarsi scappare l’occasione. «Sabratah Scavi, dopo Leptis Magna è la zona archeologica più importante della Tripolitania… Per la via del muro bizantino si raggiunge il quartiere della città costruito fra il teatro e il mare. Quivi si trovano due interessanti basiliche cristiane, circondate da vasti ambienti e da un cimitero, e il grandioso Teatro Romano fondato alla fine del secolo II».

Un interessante esperimento di “apertura” del più diffuso quotidiano ligure: sono infatti disponibili in Rete non solo gli articoli di Paolo Crecchi, ma (da ieri) anche il video che l’inviato del Secolo XIX ha girato durante il suo reportage in Libia, a quasi cento anni dall’invasione italiana del Paese. Colore locale ed economia, ministri e pescatori di spugne, molti ritratti e un’analisi dell’autostrada che il Colonnello vuole da noi per far pace, e in modo definitivo, col nostro Paese (e con i suoi turisti futuri).

Puntate

La Libia vista da Paolo Crecchi

Reportage: lo skate park ai Giardini Govi di Corso Italia

Pubblicato su reportage by piazzamanin su Marzo 7th, 2008

Circo Medrano: si alza lo chapiteau a piazzale Kennedy

Pubblicato su città, reportage by piazzamanin su Febbraio 12th, 2008


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(6 febbraio, dalle 8 di mattina all’una di pomeriggio). Sul Secolo XIX di oggi c’è un tagliando da presentare per lo spettacolo di venerdì 15.
Circo Medrano, orario feriale 17 e 21, festivo 16 e 18.30, riposo settimanale martedì.

Rules, aerosol art e la “murata” di via di Francia

Pubblicato su arte, eventi, reportage by piazzamanin su Dicembre 9th, 2007


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Foto © 2007 Paolo Serra

Voltri, le cascate (restaurate) della duchessa di Galliera

Pubblicato su città, reportage by piazzamanin su Dicembre 2nd, 2007


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Maria Brignole Sale, duchessa di GallieraLa conosciamo con il nome di Villa “Duchessa di Galliera”, anche se la duchessa in questione (cui la città tra le altre cose deve, ad esempio, il Palazzo Bianco e il Palazzo Rosso di via Garibaldi e, dal 1888, l’Ospedale Galliera) avrebbe preferito che fosse chiamata “Brignole-Sale“, con il nome cioè della famiglia che l’aveva posseduta dal 1675 e che fece ampliare e abbellire il palazzo ed il parco.

La fama internazionale dell’antica villa appartiene soprattutto all’Ottocento, quando ospitò gli imperatori Francesco Giuseppe d’Austria e Guglielmo II di Germania, e alla vita di Maria Brignole Sale, che la ingrandì, affidandone le cure, intorno al 1876, a Luigi Rovelli. Il parco è diventato così un esempio di giardino all’inglese arricchito di ‘delizie’ romantiche, come le cascate, e classicheggianti secondo la moda del tempo.

Oggi i volontari dell’Associazione “Amici della Villa Duchessa di Galliera” accompagnano i visitatori nel parco, in giornate particolari come questo primo fine settimana di dicembre dedicato alle cascate. Un gruppo di lavoro di tecnici e volontari, infatti (costituito dall’associazione, dall’ASTer-Azienda servizi territoriali, dal Coordinamento dei comitati del Ponente e dalla Pro Loco di Voltri, “grazie all’impulso dell’assessorato ai Parchi nella persona di Roberta Morgano e del delegato alle Ville del Ponente Arcadio Nacini”) è riuscito intanto a riaprire l’intero impianto delle cascate: un primo, importante passo per la delegazione.

Nell’immagine, la duchessa di Galliera ritratta a Parigi da Nadar, dalle foto storiche dell’Ospedale Galliera.

Reportage. Quando ti abbattono la casa

Pubblicato su reportage by piazzamanin su Novembre 3rd, 2007

È un po’ come la storia dell’albero che cade e nessuno lo sente: fa rumore, si chiede qualcuno? Che succede quando abbattono una casa, invece di un quartiere come Portoria negli anni Settanta? Allora, tra le tante reazioni ci fu quella di Piccun dagghe cianin, ormai un classico della canzone genovese (in quelle stanze “i compiti gh’ho faeto de latin / e gh’ho mangiòu trenette e menestroin“: potevano mancare le trenette?). Oggi, invece, di un centenario edificio dell’angiporto restano le foto che un lettore ci ha mandato insieme con il testo che segue.


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Era una ex centrale elettrica e nei suoi uffici al primo piano, trasformati in appartamento di servizio, la mia famiglia ha abitato per un paio di decenni. Quando arrivammo, le ante che chiudevano il serbatoio dell’acqua erano ancora decorate dai dipinti del signor Bertozzi, l’inquilino che ci aveva preceduto. Ora è altro pezzetto di città che cambia, un angolo conosciuto ormai solo da qualche decina di persone, quelle che frequentano il dopolavoro del Consorzio che lo occupava. Uno scampolo di primo Novecento rimasto indietro, qualche metro sotto il livello stradale di oggi, ritagliato prima dallo sbancamento della collina di Promontorio negli anni Trenta e poi dalla nuova viabilità di San Benigno. Una struttura di cemento armato d’una certa severa bellezza (il frontone sagomato, le finestre ad arco) sostituita per forza di cose con un edificio nuovo e bianco e tutto spigoli da qualcuno che sembra aver avuto sul tavolo una monografia di architetto pubblicata da Taschen.

Certo, ha fatto impressione, vederla demolire. Speriamo che abbiano fatto attenzione, perchè il tetto della sala macchine era di Eternit, le lastre ondulate di cemento-amianto da cui l’Organizzazione mondiale della sanità ci mette in guardia da almeno vent’anni. L’angiporto degli anni Settanta non era esattamente una zona tranquilla, e in più di fronte c’è la caserma dei pompieri, e chi veniva in visita faceva un salto sulla sedia ogni volta che atterrava l’elicottero, e d’estate i giocatori di bocce facevano casino fino a tardi. Quando le ruspe abbattono una casa, specie quando è stata la tua, fa una certa impressione. Ci abbiamo abitato per vent’anni. Era stata una centrale elettrica eppure, come accade sempre quando si torna nei luoghi dell’infanzia, a rivederla sembrava quasi piccola.