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Monopoly: le regole ufficiali che quasi nessuno applica

10 minuti di lettura

Parcheggio gratuito, aste obbligatorie, penuria di case: che cosa dice davvero il regolamento.

Nel marzo del 2014 Hasbro ha commissionato a Wakefield Research un sondaggio su mille adulti americani, e il risultato è una di quelle cose che fanno sorridere e poi riflettere: il 68 per cento ha ammesso di non aver mai letto per intero il regolamento del Monopoly, e il 49 per cento di essersi tranquillamente inventato regole proprie. La rilevazione è stata fatta fra il 6 e il 13 marzo con un margine di errore dichiarato del 3,1 per cento, e insomma, al netto della statistica, dice una cosa sola: in mezzo mondo si gioca a un gioco che non è esattamente quello stampato nella scatola.

Dopo aver provato a mettere ordine fra le edizioni tematiche e aver raccontato la nascita travagliata del gioco, ci siamo quindi tolti la curiosità di andare a leggere davvero il regolamento ufficiale, scaricandolo dal sito delle istruzioni di Hasbro. Il risultato, va detto, è che parecchie delle regole che diamo per scontate non esistono mentre parecchie di quelle stampate non le applica nessuno, e vale quindi la pena passare in rassegna le principali con il testo ufficiale alla mano.

Il parcheggio gratuito non paga niente

Cominciamo dalla più famosa di tutte, ovvero la regola casalinga per eccellenza: le tasse, le multe e in genere tutto il denaro che si versa alla banca finirebbero al centro del tabellone, e chi capita sul Parcheggio gratuito incassa il piatto. Ebbene, di questa regola nel regolamento non c'è traccia, e non per dimenticanza, dal momento che il testo della casella nell'edizione italiana corrente del Monopoly Classico si esaurisce in tre parole che non lasciano spazio a interpretazioni, ovvero «Rilassatevi! Su questa casella non succede nulla». Nelle edizioni storiche la formulazione era perfino più esplicita, perché specificava che il giocatore non riceve denaro, proprietà o ricompense di alcun genere, trattandosi semplicemente di un posto dove sostare gratis.

Non contenta, peraltro, Hasbro ha aggiunto ai regolamenti recenti un riquadro di suggerimenti in cui la questione viene ripresa di petto: «Non mettete mai alcuna somma di denaro al centro del tabellone e non inventate regole particolari, come ottenere un bonus ogni volta che si finisce su Parcheggio gratuito». Difficile essere più chiari di così, e del resto il riquadro si apre con una frase che spiega il perché di tanta insistenza, perché raccomanda di non usare regole fai-da-te proprio per far sì che ogni partita resti rapida e divertente.

C'è però un colpo di scena piuttosto recente, perché nel 2025 Hasbro ha messo in commercio un'espansione ufficiale del gioco, che in italiano si chiama Vinci tutto al Parcheggio Gratuito, con tanto di freccia girevole, gettoni e carte bonus: serve il Monopoly classico per poterci giocare, e la presentazione dice testualmente che «una regola inventata diventa finalmente realtà». Dopo novant'anni passati a dire di no, insomma, l'azienda ha deciso che se proprio il pubblico vuole il piatto al centro del tabellone, tanto vale vendergli la scatola per farlo come si deve.

L'asta non è facoltativa

Questa è probabilmente la regola ufficiale più ignorata in assoluto, ed è anche quella che cambia di più l'economia della partita. Quando un giocatore finisce su un terreno, una stazione o una società che non appartiene a nessuno e decide di non comprarla, la proprietà non resta semplicemente lì: il banchiere deve metterla immediatamente all'asta, e all'asta può partecipare chiunque, compreso il giocatore che un attimo prima aveva rifiutato di comprarla al prezzo di listino.

Qui va fatta una precisazione che riguarda le edizioni, perché nel tempo il testo è cambiato: nei regolamenti fino al 2007 le offerte potevano partire da qualunque cifra, il che rendeva possibile aggiudicarsi una proprietà per una manciata di spiccioli; nelle edizioni dal 2016 in poi, invece, l'asta parte da dieci e si rilancia di almeno uno per volta, nella valuta del gioco. Non è obbligatorio rispettare l'ordine di turno nel fare le offerte, e il banchiere chiude l'asta quando nessuno rilancia più. Se poi la proprietà non la vuole davvero nessuno non succede niente di drammatico, perché il contratto torna semplicemente in banca senza che nessuno paghi nulla e la partita prosegue.

Le case sono trentadue, e la penuria è una regola

Nella scatola ci sono trentadue case e dodici alberghi. Non è un numero scelto a caso per contenere i costi di produzione, ma un vincolo di gioco a tutti gli effetti, tanto che il regolamento gli dedica due paragrafi espliciti. Se la banca ha finito gli edifici, non si può costruire finché qualcuno non ne rivende alla banca; e se due o più giocatori vogliono l'ultima casa disponibile, il banchiere la mette all'asta, con lo stesso meccanismo visto sopra.

Chi gioca seriamente sa bene che proprio qui sta, in effetti, una delle strategie più efficaci del gioco, ovvero comprare molte case su proprietà economiche per sottrarle agli avversari, impedendo loro di costruire sui terreni cari. Trattare le case come una scorta infinita, magari sostituendole con monetine o fiammiferi quando finiscono, non è insomma una semplificazione innocente, ma la rimozione di uno dei pochi meccanismi di competizione indiretta che il Monopoly possiede. Peraltro, sempre nelle edizioni correnti, è stata aggiunta una regola che prima non c'era, e cioè che non si può costruire su un terreno se un qualsiasi altro terreno dello stesso gruppo di colore risulta ipotecato.

L'affitto bisogna chiederlo, e c'è un tempo per farlo

Il proprietario deve chiedere di essere pagato, e deve farlo entro una finestra precisa. Il regolamento italiano corrente la mette in modo molto semplice, e cioè che se il proprietario non chiede l'affitto prima che il giocatore successivo abbia lanciato i dadi non gli si deve più nulla. Anche qui la finestra si è ristretta nel tempo, perché nei regolamenti del 1997 e del 2004 il termine era più generoso e scadeva con il lancio del secondo giocatore successivo.

È una regola che trasforma la distrazione in un costo, e che spiega del resto perché nelle partite serie si stia tanto attenti a quello che fanno gli altri; naturalmente è anche quella che genera più discussioni a tavola, dato che nessuno ricorda mai con esattezza chi abbia tirato per primo.

In prigione si continua a incassare

La regola casalinga più diffusa su questo punto è il cosiddetto congelamento dei beni, per cui chi è in prigione non riscuoterebbe gli affitti, mentre il regolamento dice esattamente l'opposto e per giunta in modo analitico, perché mentre si è in prigione si possono comunque riscuotere gli affitti, partecipare alle aste, comprare case e alberghi, ipotecare e fare scambi. L'unica cosa che non si può fare è muoversi, il che in certe fasi della partita è addirittura un vantaggio.

C'è poi il rovescio della medaglia, che naturalmente quasi nessuno applica, e cioè che in prigione non si può restare a oltranza: si hanno tre turni per tentare il doppio con i dadi, e se al terzo tentativo il doppio non arriva, si pagano cinquanta e si esce comunque, muovendosi del risultato appena ottenuto.

I prestiti fra giocatori: da divieto a consiglio

Nel regolamento del 1997, e in quello del 2004 che lo ricalca, la frase è una proibizione secca: il denaro può essere prestato a un giocatore soltanto dalla banca, e solo ipotecando proprietà, e nessun giocatore può prendere o dare denaro in prestito a un altro giocatore. Nelle edizioni correnti quella voce del regolamento non esiste più, e la stessa indicazione è stata spostata nel riquadro dei suggerimenti, dove suona così: non prestate mai denaro agli altri giocatori e non stabilite accordi per non far pagare gli affitti dovuti.

La differenza, si badi, non è da poco, perché una cosa è una regola e un'altra è un consiglio della casa. Resta invece pienamente in vigore la regola che consente di comprare, vendere e scambiare liberamente le proprietà fra giocatori in qualunque momento, con una sola eccezione che vale la pena ricordare: le case e gli alberghi non si possono né vendere né scambiare fra giocatori, ma solo rivendere alla banca a metà prezzo.

Le regole che Hasbro ha tolto per strada

Leggere i regolamenti in sequenza è istruttivo, infine, anche per quello che è sparito per strada. La tassa patrimoniale, per esempio, un tempo dava una scelta fra duecento fissi e il dieci per cento del proprio patrimonio complessivo, con tutto il calcolo che ne conseguiva. Nelle edizioni correnti l'alternativa non c'è più e si paga quanto scritto sulla casella, il che fa risparmiare dieci minuti di aritmetica per partita.

Stessa sorte per il dado della velocità, lo Speed Die, che Hasbro aveva messo nella scatola standard a metà degli anni Duemila: era un terzo dado che si cominciava a usare dopo il primo passaggio dal Via, che sommava uno, due o tre al risultato, oppure faceva comparire l'autobus, che permetteva di muoversi del valore di un solo dado a scelta, oppure il signor Monopoly, che spediva il giocatore sulla prima proprietà ancora libera. Serviva ovviamente a velocizzare la partita e oggi non c'è più, dato che le edizioni correnti dichiarano due dadi in tutto.

Sparite anche le due partite brevi che il regolamento del 1997 descriveva per esteso, e che sono forse la cosa più utile dell'intero documento. La prima prevede che si distribuiscano tre contratti a testa all'inizio, che per costruire un albergo bastino tre case invece di quattro, e che la partita finisca al primo fallimento, vincendo il giocatore più ricco, per una durata dichiarata che va dai sessanta ai novanta minuti, mentre la seconda è ancora più spiccia e consiste semplicemente nel fissare un'ora di chiusura prima di cominciare. Val la pena segnalare, per inciso, che quei «sessanta-novanta minuti» sono l'unica durata che Hasbro abbia mai stampato in un regolamento del gioco classico, e per giunta si riferiscono alla variante breve, mentre sulla durata della partita normale numeri ufficiali non ne esistono affatto.

Il dibattito del 2014, e come è andato a finire

Torniamo al sondaggio da cui siamo partiti, perché ebbe un seguito. Fra il 25 marzo e il 3 aprile del 2014 Hasbro aprì sulla pagina Facebook del Monopoly quello che chiamò il grande dibattito sulle regole casalinghe, invitando a parteciparvi gli oltre undici milioni di appassionati che seguivano la pagina e mettendo ai voti dieci regole proposte dal pubblico, dalle quali ne uscirono vincitrici cinque: il piatto sul Parcheggio gratuito, il doppio stipendio a chi si ferma esattamente sul Via, il congelamento dei beni per chi è in prigione, l'obbligo di completare un giro prima di poter comprare, e un premio di cinquecento a chi tira un doppio uno.

Hasbro ne ricavò un'edizione speciale chiamata House Rules, in vendita in alcuni mercati nell'autunno del 2014, e annunciò che dall'anno successivo le cinque regole sarebbero finite nel libretto del Monopoly classico. Nello stesso comunicato, però, l'azienda precisò che le regole ufficiali non sarebbero cambiate, e in effetti siamo andati a controllare: nei regolamenti distribuiti oggi da Hasbro, sia nell'edizione inglese del 2016 sia in quelle italiane del 2016 e del 2021, di quelle cinque regole non c'è la minima traccia, e al loro posto c'è il riquadro che invita a non inventarne. Quanto alla promessa del 2015 non possiamo dire se sia stata mantenuta per una stagione e poi ritirata, perché una tiratura di quell'anno non l'abbiamo avuta fra le mani, ma possiamo dire con certezza che nei fogli che Hasbro distribuisce adesso quelle cinque regole non ci sono.

Dove sta scritto tutto questo

I regolamenti ufficiali si scaricano gratuitamente dal sito delle istruzioni di Hasbro, che li tiene divisi per codice di prodotto: per l'Italia il più aggiornato è quello del Monopoly Classico, che riporta il copyright 2021, mentre il precedente è quello del Monopoly con codice 00009 del 2016. Sono quattro pagine che si leggono in un quarto d'ora e che hanno il pregio di chiudere definitivamente le discussioni a tavola, sempre ammesso che qualcuno le voglia davvero chiudere.

Una curiosità per finire, visto che di edizioni italiane ci siamo occupati spesso: nel colophon di quei fogli non compare più alcun editore nostrano, perché il gioco risulta prodotto da Hasbro SA di Delémont, in Svizzera, con l'assistenza ai consumatori affidata alla filiale italiana di Assago. Chi è cresciuto con la scatola dell'Editrice Giochi e con il nome scritto «Monopoli» ci troverà, se non altro, una piccola conferma di quanto sia cambiato il mondo attorno a un gioco che, nelle sue regole essenziali, è rimasto quello di sempre.

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